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Data: 08/05/2010
Testata giornalistica: Rassegna.it
"Vogliono dare la buonanotte allo Statuto, ma non ci riusciranno" Il giuslavorista Umberto Romagnoli: "Ha 40 anni, li dimostra, ma li porta bene. Sono ancora tanti quelli che continueranno a dirgli: buongiorno Statuto"

"Possiamo dire che sono passati quarant'anni dallo Statuto dei lavoratori, 40 anni trascorsi con lo Statuto, che ha una paternità formale e una informale. Paternità putative delle assemblee di fabbriche tra il 68 e il 69 deliberavano le piattaforme che poi hanno coinciso con i contenuti dello Statuto. Indiscussa la paternità di Giacomo Brodolini". Così si è espresso oggi il professore emerito di diritto del lavoro all'Università di Bologna, Umberto Romagnoli, intervenendo al 16° Congresso nazionale della Cgil, per parlare proprio dello Statuto dei lavoratori. L'erede di Brodolini, che purtroppo morì per una malattia senza poter vedere il risultato del suo lavoro ministeriale, fu Gino Giugni che portò a conclusione l'opera. Romagnoli ha citato una intervista di Giugni che rivendicava già dal 1994 la validità e l'attualità dello Statuto.

Il professor Romagnoli ha elencato i punti più importanti dello Statuto dei lavoratori che conservano tutta la loro forza e la loro attualità. Con quelle norme fu avviato un risveglio costituzionale che scosse dal torpore il Paese. Ci furono anche molti referendum in questi anni sullo Statuto. Uno di quelli ha rimaneggiato l'articolo 19. La norma è stata riscritta e non si è mai capito come mai la Corte costituzionale ha reso ammissibile quel referendum. Il referendum fu ammesso per un "non detto": chi rappresenta chi? Una domanda che rimbalza ancora. Bisogna dargli una risposta. La Corte scelse così e i sindacati ci rimasero male. Anche l'altro referendum sull'abolizione della fonte legale per le trattenute. Che messaggio fu? ?Voi siete importanti una storia gloriosa, ma siete un'associazione di diritto comune come tutte le altre e non meritate i privilegi'. Questo messaggio è caduto nel vuoto perché a quel tempo ci fu una gara a minimizzarlo. Ebbe solo un valore simbolico. I sindacati hanno gareggiato per superare una norma statutaria (art.37). Ci sono state leggi che hanno esteso poi al pubblico lo Statuto. Oggi è in atto una controriforma che vuole riportare indietro le lancette dell'orologio della storia. Dal processo di omologazione si è passati all'ibridazione. Cos'è rimasto oggi dello Statuto? - si è chiesto il professore - due norme:. Articolo 28 e 18. Hanno una comunanza di scopo e sono vicine. Si basano sull'effettività della repressione del comportamento antisindacale e della giustificatezza del licenziamento. Si applica la regola che si applica a tutti gli atti illeciti come nel Codice civile. C'è un filo tra i due articoli perché entrambi annullano gli effetti di comportamenti illeciti. L'articolo 28 non ne parla più nessuno anche perché si è interiorizzato. Se non ci fosse invece l'articolo 18 nessuno polemizzerebbe più con lo Statuto. La destra (ma anche la sinistra) ha cercato di cacciare l'art.18, un safari. Anche la sinistra pensa di doverlo rimuovere per rimuovere una supposta iniquità. L'alto costo del licenziamento aggraverebbe il fossato tra chi ha lavoro e chi non ce l'ha. E' una espressione altamente ideologica. Non è vero che se si rimuovesse si assumerebbe di più. Si generalizza solo l'insicurezza per tutti".

"Nel diritto del lavoro c'è un pensiero unico. E' passata l'egemonia culturale. Il problema non è se lo Statuto è ancora attuale - ha detto oggi Romagnoli - perché quello Statuto era parte di una serie di iniziative giuridiche come diceva Brodolini. Lo Statuto era frutto di due linee: sostegno del sindacato nei luoghi di lavoro, la seconda la garanzia delle matrici costituzionali per chi lavora. Lo Statuto fu un nuovo inizio perché concede al lavoratore molto di più quello che concede il contratto che è uno scambio economico. Oggi proprio questo si mette in discussione". Con lo Statuto non è possibile l'espropriazione dei diritti dei lavoratori Oggi è in auge una eresia che proviene da Bruxelles: se io ti aumento i diritti come scambio. La flexsecurity è questo. Lo stato di cittadinanza è un prius. L'occupazione è considerata secondaria. Invece le due cose sono collegate e non si devono scambiare. Si attua quindi una scelta ideologica che non c'entra nulla con i principi giuridici. Il professor Romagnoli ha citato poi una formula molto fortunata: "Sindacato dei diritti", "è una formula molto bella. Il lascito di Bruno Trentin". "Voi siete il sindacato dei diritti e dovete esserlo sempre di più, ma vi prego a una condizione: quelli da conquistare non sono i diritti dei lavoratori, ma sono i diritti dei cittadini che lavorano". Per questo, ha concluso Romagnoli, "non è detto che prevarranno quelli che pensano alla buonanotte allo Statuto. Ha 40 anni, li dimostra, ma li porta bene. Sono ancora tanti quelli che continueranno a dirgli: buongiorno Statuto".

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