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Data: 08/05/2010
Testata giornalistica: L'Unit
16° Congresso Cgil - Niente sintesi unitaria. La minoranza vota "no"

Una sintesi unitaria non c'è, il congresso della Cgil finirà oggi con il voto contrario della minoranza sul documento politico e un voto unitario sul programma «fondamentale», cioè sui principi e i valori della Cgil. Non verrà presentata nessuna mozione alternativa a quella di Epifani, ma questo non è sufficiente a dare al XVI congresso quella conclusione comune che in tanti auspicavano. Anche se la forma non è quella della contrapposizione, la divisione nel sindacato è evidente. «È un congresso di rottura», arriva a dire il leader di Rete 28 aprile, Giorgio Cremaschi.

Per tutta la giornata si erano rincorse molte voci su come sarebbe andata a finire, soprattutto dopo l'intervento di Carlo Podda, esponente della minoranza, che sembrava segnare un avvicinamento alla maggioranza. La decisione sul da farsi è arrivata in serata. «Da domani sarà molto più difficile lavorare all'unità» è il commento a caldo di autorevoli esponenti della prima mozione. Finisce così il giorno del confronto interno, il momento di tirare le somme dopo mesi di dialettica e scontri. Uno dopo l'altro sono intervenuti al Palacongressi di Rimini esponenti dei due documenti. La maggioranza marcia compatta, la minoranza era sembrata meno coesa dell'inizio. Ma poi, come si è visto in serata si è ricompattata sulla decisione di votare contro al documento politico e di accompagnarlo con una dichiarazione. Nel pomeriggio si era discusso, in plenaria, lo statuto cioè le regole interne della Cgil. Un confronto non facile, si è vista una contrapposizione diretta tra il segretario Fiom Gianni Rinaldini e il segretario generale Guglielmo Epifani. L'oggetto è un emendamento proposto dalla Fiom, con il quale si voleva dare la possibilità agli organismi dirigenti delle categorie di «deliberare» sugli accordi interconfederali e, solo successivamente e in modo conclusivo, il direttivo confederale definiva la posizione sugli stessi accordi. L'emendamento è stato bocciato: «Fatto grave» per Rinaldini. E, secondo alcuni delegati, sarebbe stato questo episodio a ricompattare la minoranza.

MinoranzaL'intervento del leader Fiom, unica categoria in cui ha prevalso la seconda mozione, era atteso nel pomeriggio. La discussione e il voto sullo statuto è andata però per le lunghe, facendo slittare l'intervento a oggi. Ieri mattina è intervenuto Carlo Podda, anche lui firmatario della seconda mozione, che ha dovuto lasciare la leadership della Funzione pubblica perché la maggioranza della sua organizzazione ha seguito Guglielmo Epifani. «Mi sarebbe piaciuta una sintesi tra punti di vista diversi - dice -. Le differenze sono un valore, per me la confederalità è tenerle insieme, è pluralismo». Di qui l'auspicio è che la Cgil «esca dal congresso più unita di quanto vi è entrata». È un problema di volontà politica, non «di alchimia verbale sui documenti», «si può uscire un po' più uniti di come si è entrati». In serata era rimasto solo l'auspicio. A cui Giorgio Cremaschi fin da subito non aveva creduto. Nel suo intervento ha rivendicato infatti «il diritto della minoranza a dire non ci avete convinto, continueremo la nostra battaglia». Nel merito Podda cita il nuovo modello contrattuale proposto da Epifani e anche se «è una proposta non contenuta in nessuno dei due componenti, è interessante», se ne può parlare e «dare mandato al gruppo dirigente per formularla nel dettaglio». Ma poi «va sottoposta la una consultazione diffusa degli iscritti». Ha poi proposto che «a ogni forma di snaturamento dello Statuto dei lavoratori, la Cgil deve opporsi con fermezza, fino allo sciopero generale». Richiesta analoga viene da Giorgio Cremaschi. Tutto questo ferma restando una solida maggioranza a favore delle posizioni che Epifani ha espresso nella relazione e nel documento. In tanti le hanno ricordate e sottoscritte: lo ha fatto la vicesegretaria della Filtcem , Valeria Fedeli, la segretaria degli alimentaristi, Stefania Crogi, il segretario di Milano Onorio Rosati. Con loro tutti gli altri che fanno l'83% della Cgil. Oggi le conclusioni di Guglielmo Epifani e l'elezione del nuovo direttivo.

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