RIMINI E' stato il congresso segnato dalla crisi. Anzi, dalle crisi: quella planetaria della finanza, quella altrettanto globale dell'economia, quella dei rapporti tra le confederazioni sindacali, quella della stessa Cgil che a Rimini chiude la sua sedicesima assise confermando la spaccatura interna già formalizzata nella fase precongressuale. Larga maggioranza al documento di Guglielmo Epifani (738 sì pari all'82,04%) ma anche la conferma di una minoranza (162 no pari al 17,96%) "dura e pura" impersonata dall'ex leader della Fiom, Gianni Rinaldini. Epifani viene rieletto al vertice fino alla scadenza del mandato (20 settembre), eletto un nuovo (ma ridotto a 156 membri) Comitato direttivo: su 1039 aventi diritto e 1.026 votanti, i voti favorevoli sono stati 940, quelli contrari 61, 21 gli astenuti, tre schede bianche e una nulla. Approvato anche il nuovo statuto con 834 voti a favore, 121 contro e 58 astenuti.
«La divergenza - riconosce nella relazione di chiusura Epifani - è stata l'anima di questo congresso che finisce con un documento approvato a maggioranza anche se non c'è un segretario generale che può essere contento di questo». Però la linea è tracciata: «Conflitto, contrattazione e democrazia stanno insieme, ma il conflitto resta una funzione della contrattazione, esso da solo non porta a nulla». Dalla filosofia all'azione. «Il governo - sottolinea il leader - ha usato la crisi per indebolire i diritti dei lavoratori e delle persone, ultimo esempio quello dell'arbitrato».
A questo stesso governo Epifani ora chiede «di fermarsi un attimo e fare un gesto di responsabilità sociale e di saggezza bloccando lo smantellamento dei diritti». Un saggezza, spiega il segretario generale, che non si può certamente esprimere in una manovra correttiva sui conti pubblici per il 2011-2012 che potrebbe andare a pesare sui redditi e sui consumi. «Ah quanto parla il silenzio di Tremonti».
Il rischio, mette in guardia Epifani - è che la crisi potrebbe portare a drammatizzazioni molto forti. «E noi - rivendica - abbiamo avuto uno straordinario senso di responsabilità e capacità. Che comunque resta e ci sarà». Evidentemente, il sindacato, si attende adesso un analogo comportamento da parte dell'esecutivo.
Se le risposte non dovessero essere soddisfacenti, alla Cgil non resterebbe che tornare in campo: «Ci opporremmo con forza, la nostra organizzazione è capace di farlo anche quando gli altri si muovono in un'altra direzione». Come dire che la confederazione non si sente isolata ed ha la forza di sostenere il confronto pure se dovesse venir meno il sostegno di Cisl e Uil.
E, ovviamente, non poteva mancare nella relazione di Epifani un passaggio sui rapporti interconfederali: «Giusto che Bonanni venga qui per dire che vuole riprendere un filo comune, unitario. La Cgil dice che è pronta, come lo è sempre stata. E se così non è stato è perché non ce lo hanno consentito. Però l'idea di andare da soli anche per il futuro non ci spaventa. Il dialogo ripartirà dai punti su cui è possibile ripartire: democrazia, rappresentanza, Sud e fisco perché non basta provare a dare solo una prova di buona volontà, bisogna provare a fare qualcosa di utile per i lavoratori».
Che sia iniziata la fase del disgelo è tutto da verificare. Intanto l'ala sinistra della Cgil torna a mettere i paletti. «Sbagliato fischiare Bonanni e Angeletti - sottolinea Rinaldini - però non ho neppure applaudito per quello che hanno fatto nei confronti dei lavoratori e dei metalmeccanici che è stato un sopruso. Per arrivare all'unità di azione bisogna fissare le regole democratiche. L'unità deve essere l'orizzonte di riferimento, ma non è praticabile in questa fase del conflitto sociale».