PESCARA - Loro sopra, sul palco. Consiglieri assessori coordinatori presidenti di Provincia, tutti. Prego, accomodatevi. Lui da solo giù in platea, fino alla fine. C'è un tavolo, un tavolo lungo e affollato che segna lo spartiacque nel Pdl abruzzese da sabato mattina, che stabilisce la linea di confine tra i buoni e i cattivi, tra chi può parlare e chi no. Il cattivo, parlano a lui solo a lui gli ex aenne convocati da Fabrizio Di Stefano per spiegare il perchè della loro scelta: ci è andato senza codazzi e senza seguito il finiano Emilio Nasuti sabato a Pescara vecchia, a vedere l'aria che tira tra i suoi colleghi amici militanti compagni di avventura per decenni dai quali adesso lo separano un sacco di pregiudizi e una sillaba, ex.
Brutta aria, dice Emilio Nasuti il giorno dopo. Un'aria che sa di conta e di resa dei conti, che tenta di imporre il pensiero unico anche in Abruzzo. «L'intento era quello di far emergere che nel Pdl sono tutti berlusconiani, e che c'è rimasto un solo pazzo scatenato a tifare per Fini», perchè l'altro, Alfredo Castiglione, sabato non c'era e poi chissà. La destra sono loro e soltanto loro: è questo il messaggio lanciato dalla platea degli ex Aenne, Sospiri junior e Giuliante in prima fila, e i finiani invece roba da gettare al mare con le loro idee su emigrati, famiglia, bioetica. «E invece no, io sono uomo di destra ma in un mondo che cammina - ribatte Nasuti - in un mondo che deve fare i conti col progresso. La loro è una destra amarcord dove i valori della famiglia vengono sbandierati e spesso ma molto spesso ignorati o mal praticati: che senso ha parlare bene e razzolare male?». Non c'è giorno che passi senza che i giornali parlino del divorzio di Berlusconi da Veronica. «Il fatto è che questo sta diventando un partito di falsi-moralizzatori, che predicano bene e poi fanno come vogliono». Berlusconi lo sanno tutti, ma anche nel Pdl abruzzese ci sono esempi da manuale, altro che famiglia: famiglie al plurale, piuttosto. Clima da caccia alle streghe nelle parole di Giuliante, di demonizzazione: «Ha parlato di maggioranza e di minoranza, ha invocato coerenza e allineamento al governo Chiodi, che nessuno mette in discussione. Non so se ci saranno rappresaglie, staremo a vedere». Un conto però è la voglia di contarsi, di mostrare quanti sono e che sono tanti, persino Sospiri junior che lo zio Nino raccomandò sul letto di morte a Gianfranco Fini, persino lui ha voltato le spalle al presidente della Camera. «Sono dispiaciuto, ci poteva anche stare la volontà di ribadire la fedeltà a Berlusconi, li capisco: Giuliante, Di Stefano e Piccone dovranno essere ricandidati chi nel listino chi alla Camera e al Senato. Li capisco, anche se io sono uno che per farsi eleggere prende i voti: ma di qui a fare la conta ce ne vuole. In Abruzzo non c'era alcuna necessità di farlo, perchè nessuno vuole andare contro Chiodi».
Minoranza, dice Giuliante ai finiani. Eppure loro faranno solo circoli, come già ce ne stanno a bizzeffe, come quelli di La Russa come quelli di Quagliariello. «In questo partito ci sono gay ci sono lesbiche ci sono divorziati, è un partito a più anime e noi rivendichiamo la possibilità di dialogare, confrontarci». Dal palco Fini è stato accusato. Sul tema degli immigrati, per esempio. «Ma noi non diciamo sì ai clandestini, chiediamo regole e rispetto della legge per tutti, italiani e stranieri. Non è che sono contento se un italiano mi viene a rubare dentro casa», scandisce Nasuti. «Mio figlio va a scuola con un ragazzo, figlio di un senegalese e di una castellina: per lui, per me, quello è un castellino. La parola senegalese non la pronunciamo più». E chi li porta a spasso li pulisce gli fa da mangiare ai nostri vecchi, padri e nonni altrimenti condannati all'abbandono e alla solitudine, se non loro: le badanti? No, non è stato un bello spettacolo quello di sabato a Pescara. «Non fa bene al Pdl, non fa bene a questa regione, che ha già tanti problemi». I finiani, uno due o molti di più, la loro voce la faranno sentire. Eccome.