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Data: 13/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Del Turco: operazione del Pd contro di me.Via a Sanitopoli, dure accuse dell'ex governatore. Trifuoggi: no ai processi mediatici

Alla prima udienza preliminare sullo scandalo della sanità la difesa chiede di ascoltare tutte le 300 mila intercettazioni ma il processo non si fermerà

PESCARA. Il Pd piomba da non invitato a palazzo di giustizia, spinto a forza sul banco degli imputati dall'ex governatore spodestato. Ottaviano Del Turco apre ufficialmente Sanitopoli 2, quello processuale post-inchiesta, con un atto d'accusa pronunciato fuori dell'aula d'udienza, prima ancora che pm e avvocati si confrontino davanti al gup Angelo Zaccagnini: «Questa operazione contro di me è stata diretta da una parte importante del Pd che sta sparendo».
Poi aggiunge: «Chi è causa del suo mal...». L'effetto è dirompente perché mai fino ad ora l'ex governatore aveva ventilato un collegamento così stretto tra la politica e la sua vicenda giudiziaria.
L'ACCUSATORE Bordate catapultate contro il partito silente nei giorni del carcere ma anche contro il principale accusatore, Vincenzo Angelini, l'uomo dei 15 milioni di euro di tangenti versati a centrodestra e centrosinistra in cambio di favori, oggi ai domiciliari per bancarotta: «In questi due anni», sentenzia Del Turco, accompagnato dal figlio, «il Pd non ha vinto più da nessuna parte, ha perso anche a Guardiagrele: forse il gruppo dirigente dovrebbe riflettere su questo e sul fatto che duemila lavoratori di Villa Pini per due anni sono stati senza stipendio, mentre questo signore portava via una barca di soldi dal bilancio».
TRE ORE DI UDIENZA L'ex presidente della Regione, arrestato il 14 luglio 2008, spiana i suoi nemici sotto l'assedio di cronisti e telecamere, mentre guadagna l'aula 5 del tribunale, blindata per tutta la durata di un'udienza che si consuma in tre ore tra lo stralcio della posizione della Barclays Bank, la costituzione di 13 parti civili, Angelini compreso, e la questione intercettazioni.
All'istituto di credito londinese, coinvolto nella cartolarizzazione e tra i 34 imputati del processo, è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini a un vecchio indirizzo. E' un ostacolo che ha rischiato di far saltare tutto. Lo stralcio è stato l'éscamotage per evitare rallentamenti del processo.
La procura provvederà a sanare la questione, riallineando la posizione della società imputata a quella degli altri, entro il 7 giugno, data della prossima udienza in cui sarà ancora possibile costituirsi parte civile e in cui il gup si pronuncerà sull'ammissibilità. Ieri, spazio a una raffica di richieste di risarcimento danni, a partire dalle cliniche private nei confronti della sola giunta di centrosinistra per proseguire con Angelini, imputato di corruzione e associazione per delinquere ma anche parte offesa nel ruolo di concusso e dunque "creditore" a suo dire di 34 milioni.
LE INTERCETTAZIONI Infine, molti difensori hanno chiesto di ascoltare integralmente le oltre 300 mila intercettazioni dell'inchiesta, sostenendo che non sia stato notificato l'avviso di deposito, contenuto secondo i pm nell'avviso di conclusione delle indagini firmato sei mesi fa. Ma da allora, nessuno ha chiesto copie dei cd preparati nel corso delle indagini dalle cancellerie dei pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli né ha chiesto di ascoltare le telefonate.
Zaccagnini risolve la questione consentendo ai legali, come peraltro già previsto dalla legge, di ascoltare le registrazioni in procura purché «in orario d'ufficio», come specificato dai magistrati. Insomma, niente rinvii a lungo termine. Il processo andrà avanti e sarà arricchito presto dalle nuove investigazioni effettuate dai magistrati, come annunciato ieri dal procuratore capo.
Alla prima udienza preliminare partecipano anche altri imputati eccellenti come l'ex presidente della Regione Giovanni Pace, che in aula stringe la mano a Del Turco, gli ex assessori regionali alla Sanità Vito Domenici e Bernardo Mazzocca, l'ex assessore regionale alle Attività produttive Antonio Boschetti, l'ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga.
DEL TURCO BIS Ma com'era cominciata, con la scena conquistata dal solo Del Turco, così finisce, con l'ex governatore che esce sollevato dall'udienza preliminare e di fronte alle telecamere afferma: «Sono 24 mesi che sappiamo che in questa inchiesta mancano i riscontri e ora è il momento in cui queste cose emergono con tutta la loro forza. L'opinione pubblica ha capito da sola, con le armi naturali del diritto e senza conoscere il codice, come è andata questa storia e qualcuno lo aveva capito prima ancora che cominciasse. In questo periodo ho molto girato per l'Italia, ho molto parlato con la gente e mi sono reso conto che l'opinione pubblica è già arrivata a una conclusione. Oggi ho avuto la sensazione di un livello di serenità che per 24 mesi non avevo più provato; questo significa che quando il processo arriva davanti a un giudice terzo, il rapporto tra difesa e accusa si riequilibra. Gli anni in cui ci siamo stati noi, abbiamo cominciato un'operazione di recupero molto importante come dimostrano le opinioni del vecchio governo e dell'attuale ministro della Sanità, e questo ci ha provocato anche molti guai giudiziari».
PROCESSO MEDIATICO Di Florio e Bellelli mantengono il profilo basso seguito finora e restano lontani da taccuini e telecamere. Tocca al procuratore capo stoppare le polemiche: «Non se gli arresti li abbia fatti anche il Pd. Io, ostinatamente, continuo a pensare che i processi si fanno in aula», dice Nicola Trifuoggi, «e quindi fuori dall'aula ognuno può dire quello che vuole. I pm non si faranno coinvolgere in processi mediatici».

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