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Data: 13/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini al premier: voglio risposte politiche. «Fare pace? Fare finta». Il Cavaliere irritato: occasione perduta

ROMA Nessun incontro, non c'è pace tra Fini e Berlusconi. Almeno per ora. Falliti i tentativi di approccio di martedì, respinta al mittente la proposta di un incontro con il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, maturata, a dire il vero, in modo pasticciato, il presidente della Camera chiarisce che «fino a quando non ci saranno risposte politiche ai problemi che ho sollevato è prematuro fare incontri, soprattutto con intermediari». Punto e a capo. Ognuno resta sulle proprie posizioni, anche se continuano i contatti tra i finiani di governo, come i sottosegretari Augello e Menia, ufficiali di collegamento tra il Cavaliere e l'ex leader di An. Che, da parte sua, si lascia andare anche a una notazione ironica durante la presentazione a Montecitorio del libro "Fare pace" della Comunità di Sant'Egidio. «Fare pace? Fare finta», è la scritta intercettata al tavolo della presidenza. E, puntuale, arriva la precisazione: «La riflessione alludeva ad un riferimento storico illustrato da Giuliano Amato e riguardava il conflitto tra Serbia e Kosovo».
Il succo politico della freddezza tra Fini e Berlusconi, comunque, sarebbe, molto più concreto delle incomprensioni personali. «Nel corso della direzione nazionale ho sollevato problemi politici come la lotta alla corruzione e i costi del federalismo che oggi si sono rivelati più pressanti e reali. Attendo ancora delle risposte politiche su queste questioni», ha ricordato il presidente della Camera, premurandosi anche di spiegare ai suoi di «non essere interessato al problema degli organigrammi».
Restando sul terreno delle cose concrete, i finiani continuano a muoversi in autonomia. Il sottosegretario Andrea Augello, che ha la delega alla lotta alla corruzione, per esempio, dice chiaramente che «il disegno di legge approdato in Senato può essere migliorato con un dibattito aperto in Parlamento durante il quale il governo può dimostrare la sua capacità di ascolto». Si tenta, dunque, di portare la discussione sul programma che dovrà intestarsi il Pdl. D'altronde, vista la difficile contingenza economica e la necessità di scelte impopolari imposte dal nuovo patto di stabilità, sarà fatale serrare i ranghi intorno al governo e alla maggioranza.
Ma per Fini una pace su queste basi «per il bene del Paese» è cosa assai diversa dallo sbrigativo «mettiamoci una pietra sopra» auspicato da Berlusconi. Il quale, d'altronde, pare abbia sostenuto che il cofondatore del Pdl, in realtà, abbia usato il primo pretesto per annullare l'incontro con Verdini che lui stesso aveva cercato e accettato. Ma proprio questa interpretazione, fatta trapelare martedì sera dai vertici del Pdl, ha sortito l'effetto di provocare l'irritazione del presidente della Camera, che, a quel punto, ha preferito ignorare l'appuntamento con Verdini. Il premier ha replicato ribadendo di non avere nessuna intenzione di incontrare Fini per sentirsi ripetere «le solite critiche».
Sul fronte finiano si susseguono incontri, pranzi e cene di quanti aderiscono a "Generazione Italia", dai quali è scaturita l'idea di un seminario con parlamentari e amministratori di area con Fini. Parallelamente, sono all'opera i promotori di "Spazio aperto", l'associazione cuscinetto tra le due anime del Pdl, che dovrebbe debuttare alla Camera e inglobare anche molti forzisti.
Intanto, Fini, approfittando del convegno con la Comunità di Sant'Egidio, rilancia il tema del diritto alla cittadinanza italiana per chi è nato nel nostro Paese e rivolge «un appello a tutti i parlamentari italiani, affinchè sia introdotto nella nostra legislazione lo "ius soli" per i bimbi che nascono in Italia e sono destinati ad essere parte non secondaria del futuro del nostro Paese». Oggi parlerà dell'argomento anche all'università di Pisa, contestazioni degli studenti di sinistra permettendo.

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