ROMA - «Qui arriverà una valanga e se non restiamo uniti ci passano allo spiedo». Il senatore e antichissimo amico di Silvio Berlusconi, non mette la firma ma rende bene l'umore che regna nell'"inner circle" del premier. La stretta cerchia, che dal '94 ha accompagnato la discesa in campo del Cavaliere e che ha resistito a circoli, partiti e predellini, comincia a dare qualche segno di nervosismo. Una tensione cresciuta a dismisura nelle ultime settimane, quando gli obiettivi delle procure sono diventati subito chiari colpendo più o meno direttamente prima il sottosegretario Bertolaso, una settimana fa l'ormai ex ministro Scajola, e da ieri l'altro il ministro Matteoli. «Il colpo più grosso deve ancora arrivare», profetizza il senatore con il tono di saperla lunga.
Nel via vai che c'è stato anche ieri a palazzo Grazioli, la preoccupazione per ulteriori novità a breve si coglie, insieme ad un umore non smagliante da parte del presidente del Consiglio. Al tempo stesso però si avverte una sorta di fatalismo da parte del Cavaliere che attende lo sfoglio della "margherita-giudiziaria", convinto si tratti «dell'ennesimo assalto che colpirà qua e là senza però mettere in discussione il governo» che però è ora alle prese con una sostituzione non ancora effettuata. Il fatto di dover sostituire uno o due ministri non angoscia il premier quanto la situazione delle casse pubbliche. In buona sostanza, rispetto alla stagione giudiziaria che coinvolse uomini di peso come Cesare Previti, il Cavaliere sembra aver cambiato sostanzialmente l'approccio. Ovviamente il legittimo impedimento, e ancor più il lodo Alfano costituzionale presentato ieri, sono in grado di rassicurarlo a sufficienza, ma ciò rende ancor più nervosi i suoi collaboratori e amici di vecchia data che in questo momento si sentono ancora più esposti. «Come al solito Marcello (Dell'Utri ndr) ha capito tutto prima, e in Sicilia ha stretto un'intesa con Pd e finiani!», spiega ancora il senatore.
Per ben due volte il ministro Matteoli si è recato da Berlusconi a spiegare che «è tranquillo» e che i fatti che hanno coinvolto Incalza «non mi riguardano», ciò però non rasserena del tutto il premier perché teme che l'attenzione delle procure si sposti proprio sul blocco degli ex An che non hanno seguito Fini. L'obiettivo di puntellare e rafforzare la maggioranza non tanto nei numeri quanto nelle forza politica, spinge quindi un gruppo di consiglieri della primora a perseguire una minima tregua con il presidente della Camera. Anche se l'obiettivo resta difficile - vista la pretesa del Cavaliere («prima mi deve chiedere scusa») e la rigidità dell'ex leader di An («prima deve riconoscere politicamente i problemi da me posti») - il gruppo di consiglieri non demorde e guarda con sospetto tutti i tentativi degli ex colonnelli e coordinatori che per primi avrebbero da rimetterci qualora ci fosse un minimo di intesa.
«Non diamo enfasi ad una cosa che quando ci sarà, ci sarà», spiegava ieri il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. «Intercettazioni e lodo-Alfano saranno i banchi di prova della fedeltà», chiosa il berlusconiano Lehner.
Non tutti però nella maggioranza sono convinti sia ancora il tempo dei muscoli e la necessità di metter mano in tempi brevi ad una correzione dei conti non certo indolore, rende per alcuni lo scenario ancora più difficile.
E' per questo che nella strettissima cerchia degli uomini che hanno seguito il Cavaliere nell'avventura politica, ci si interroga su come arrivare ad una sorta di armistizio con Fini, come coinvolgere il Pd negli aiuti da dare alla Grecia, come far crescere il rapporto con i centristi di Pier Ferdinando Casini sino ad un possibile loro ingresso nella maggioranza.
Speranze e attese si mescolano ad iniziative più o meno improvvisate che comunque vanno tutte nella direzione di offire alla maggioranza un "ombrello" più ampio dell'attuale in grado di resistere alle procure e alle «trame internazionali» che per qualcuno si sarebbero scatenate dopo la decisione dell'Italia di tornare al nucleare. Tesi da complotto, forse. Fatto sta che mentre il piano per il nucleare tarda e l'Agenzia per la Sicurezza non decolla, ieri l'altro il sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia ha aperto agli americani di Westinghouse depositari di una tecnologia di costruzione delle centrali concorrente a quella dei francesi di Edf che con Enel ha già siglato un accordo.
E in serata, cenando con un gruppo di imprenditori, Berlusconi è tornato sulle vicende giudiziarie. «Sono rimasto deluso dal comportamento di Scajola - ha spiegato - ma sono vicende che finché riguardano comportamenti dei singoli non ci indeboliscono». Aggiungendo: «Ma se qualcuno avesse sbagliato pagherebbe le conseguenze uscendo dal governo».