Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.351



Data: 15/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Ciclone, chiesto il giudizio per 34. Il pm Varone: le prove sono schiaccianti. Chiulli patteggia per corruzione

IL PROCESSO L'udienza su appalti e tangenti a Montesilvano La procura ricostruisce in aula le accuse

PESCARA. La procura parla di prove schiaccianti. A Montesilvano, dal 2001 al 2007, una rete di corruttele e concussioni avrebbe inquinato il Comune, coinvolgendo in un patto occulto amministratori e imprenditori: 34 persone, secondo il pm, devono andare a processo.
Con le conclusioni della pubblica accusa, il sostituto procuratore Gennaro Varone ha chiesto ieri in aula, davanti al gup Carla De Matteis, che tutti coloro che avrebbero concorso a costruire il cosiddetto «sistema Montesilvano» siano processati. Alla sua richiesta si è associato il comune di Montesilvano, che si è costituito parte civile attraverso l'avvocato Tommaso Mancini.
Dall'elenco dei 36 indicati nella richiesta di rinvio a giudizio che il pm aveva firmato il 2 maggio 2008, escono due imputati che ieri, nell'aula 6 del tribunale, hanno chiesto riti alternativi. Il primo è l'imprenditore Bruno Chiulli, titolare della Green Service, che ha scelto il patteggiamento per l'accusa di corruzione e per il quale il pm ha chiesto il proscioglimento dal reato di associazione per delinquere per non aver commesso il fatto, anche in virtù della collaborazione con gli inquirenti; ha scelto il rito abbreviato un altro imprenditore, Franco Falcone, accusato di corruzione nei confronti del dirigente comunale Rolando Canale.
Un anno e mezzo dopo la prima udienza preliminare, la vicenda processuale dell'inchiesta Ciclone arriva alla svolta. Il giudice potrebbe decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio il 25 giugno: fino ad allora, in calendario ci sono altre quattro udienze (la prima il 21 maggio), nel corso delle quali è prevista la replica dei difensori.
A tre anni e mezzo dai primi arresti della squadra Mobile di Nicola Zupo, scattati il 15 novembre 2006 seguendo il filo delle carte che avevano portato alla proroga dei lavori delle fogne di via Adige (quasi tre milioni di euro affidati senza appalto), e seguiti da un'altra ondata di arresti (14 in totale), il pm Varone ha confermato in aula l'impianto accusatorio nei confronti dell'ex sindaco Enzo Cantagallo, del suo predecessore Renzo Gallerati e di altri dodici tra ex assessori, tecnici e imprenditori che con loro avrebbero formato la presunta associazione per delinquere finalizzata «ad attribuire illeciti vantaggi patrimoniali» alle imprese «che avessero trovato, in almeno uno degli amministratori o funzionari, un referente». A Montesilvano, dunque, secondo la procura, sarebbero esistite «particolari relazioni private» tra le aziende e chi gestiva la cosa pubblica: in virtù di questi rapporti, gli amministratori avrebbero garantito «favori illeciti» in cambio di «denaro, incarichi professionali remunerati, pacchetti di voti, contributi per attività e iniziative di tipo politico». Con quali vantaggi per gli imprenditori? L'uso «strumentale e illecito dello scomputo degli oneri di urbanizzazione» e degli accordi di programma, grazie al quale le imprese «referenziate» avrebbero ottenuto aumenti e trasferimenti di cubature edificabili, ampliamenti non consentiti, scomputo dei costi di costruzione vietati, appalti diretti, scomputi degli oneri di urbanizzazione senza che l'urbanizzazione fosse fatta. Attorno ai 14 della presunta associazione, una serie di figure, imprenditori e tecnici, che avrebbero contribuito ad alimentare il sistema.
Per Varone, che ieri in aula ha ricostruito tutte le fonti di prova - le intercettazioni, le testimonianze, la montagna di documenti sequestrati - la prova regina sarebbero i soldi: soprattutto il denaro, quello che proprio Chiulli avrebbe raccontato di aver consegnato all'ex sindaco Cantagallo, ma anche ad altri amministratori (Savini, Di Blasio e Di Febo). A partire dal denaro che sarebbe stato versato in contanti, in più occasioni, su una polizza vita accesa da Cantagallo in una banca irlandese per oltre 330 mila euro, e un appunto sequestrato a Chiulli che, secondo l'accusa, sarebbe stato scritto a mano dallo stesso ex sindaco e che conterrebbe il calendario dei pagamenti delle tangenti. Accanto a questo, gli altri soldi, quelli che sui conti di Cantagallo non c'erano: la documentazione bancaria, infatti, avrebbe mostrato «la mancanza di disponibilità finanziarie palesi tali da giustificare acquisti con denaro contante»: una Mercedes coupè da 34 mila euro, un pianoforte da 30 mila euro, orologi e vestiti di sartoria, oltre a un «elevatissimo tenore di vita non giustificato». Ma altri, secondo l'accusa, avrebbero ricevuto denaro, come l'ex assessore Attilio Vallescura, che avrebbe ricevuto incarichi professionali «e conseguenti retribuzioni» dai costruttori come contropartita della «sistematica omissione dei controlli sul pagamento dei costi di costruzione e degli oneri di urbanizzazione», o l'ex assessore Di Blasio che addirittura si sarebbe fatto comprare da Chiulli schede telefoniche e generi alimentari per centinaia di euro.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it