ROMA - Arriveranno gli ispettori del ministero alla Procura di Catania. Li ha chiesti con insistenza il finiano Fabio Granata, dopo le fughe di notizie sull'inchiesta giudiziaria che coinvolgerebbe il governatore siciliano Raffaele Lombardo e persino su suoi imminenti arresti (notizie poi smentite dal procuratore capo). E ieri il ministro Angelino Alfano ha disposto l'ispezione. Ma come tutte le cose in Sicilia è incerto su quale piatto della bilancia gli ispettori metteranno il loro peso. Granata, e con lui il Pdl Sicilia di Micciché e dei finiani, sostiene il governo «anomalo» di Lombardo. Alfano invece, con Schifani e il Pdl ufficiale, è all'opposizione e reclama a gran voce le elezioni regionali anticipate.
Lombardo ha deciso ieri di provare a rompere l'accerchiamento, puntando da Catania a Roma: non essendo il Pdl nazionale riuscito a piegare l'anomalia siciliana - ha detto - ora «qualche procuratore sta offrendo l'assist» per rimuovere Lombardo e ricomporre così l'unità del partito di Berlusconi in Sicilia (e dunque a Roma). Intanto il tam tam sull'inchiesta rilancia accuse pesanti di rapporti con la mafia. Ma Lombardo risponde: «Se venisse rimosso il mio governo e il Pdl riuscisse a serrare i ranghi cancellando l'anomalia siciliana, a quel punto Berlusconi avrebbe la strada spalancata per le elezioni politiche anticipate».
È un messaggio, quello di Lombardo, rivolto anche al Pd, i cui voti oggi sono indispensabili per tenere in vita la giunta «anomala». Domenica il Pd riunirà la direzione regionale. Il segretario siciliano Giuseppe Lupo annuncia già una consultazione a breve tra gli iscritti. «Di certo - spiega - non si pone il problema di un ingresso del Pd nel governo regionale. Il problema però è come evitare che la crisi del centrodestra danneggi la Sicilia». E c'è anche un problema politico: «Non abbiamo alcun interesse a ricomporre la spaccatura del Pdl». Per questo il Pd ha detto no alla proposta Udc (in Sicilia i centristi sono alleati con il Pdl ortodosso contro Lombardo) di un governo di salute pubblica.
L'inchiesta giudiziaria rischia però di deflagrare, di far saltare in aria quei fragili e complicati equilibri, tipici della politica siciliana. Per questo Lombardo ha detto a Fini che se salta il suo governo, anche il presidente della Camera sarà più debole. Micciché, grande sostenitore di Lombardo, è andato a Palazzo Grazioli pochi giorni fa. A Berlusconi ha detto: «Il Pdl si può ricomporre solo tornando a sostenere Lombardo». Ma la maggioranza del Pdl siciliano ora punta alla spallata finale. Per ora non c'è nulla di ufficiale nell'inchiesta, dice Granata. E Lombardo aggiunge: «Se fossi rinviato a giudizio mi dimetterei».
L'anomalia dell'inchiesta comparsa con largo anticipo sui giornali però non fa che ingarbugliare l'intreccio di sospetti e le battaglie sotterranee. «Intanto - sottolinea Granata - il governo Lombardo ha già compiuto interventi di risanamento nella Sanità, ha riportato l'acqua alla gestione pubblica, ha bloccato gli impianti eolici, su cui la Procura antimafia ha aperto un'indagine. Con Lombardo lavorano la figlia di Chinnici e quella di Borsellino. La sua azione anti-mafia ha un'energia senza precedenti». Anche il Pd fa leva su questo - e sull'approvazione di alcune leggi targate democrat - per sostenere dall'esterno il governo. Ma le voci dell'inchiesta alimentano anche nel centrosinistra la voglia di rompere il legame. Un popolar-bersaniano come Giovanni Burtone dice: «Non possiamo giocare sempre di rimessa, non possiamo concedere l'iniziativa sempre al Pdl».
Di governo anomali, straordinari la Sicilia ne ha avuti tanti. Lombardo ambiva, e forse ambisce ancora che il suo diventi un laboratorio. Ma intanto è chiamato a giocare presto una partita importante: il voto del governatore siciliano è decisivo nella scelta del presidente della Conferenza delle Regioni. Se si schiera col Pdl nazionale, il nuovo presidente sarà un governatore del Pdl. Altrimenti potrebbe essere confermato il Pd Vasco Errani. Berlusconi ci tiene molto ad avere il presidente della Conferenza delle Regioni.