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Pescara, 20/04/2026
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Data: 17/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Statali, dal blocco dei contratti. 40 euro al mese in meno nel 2011. Tremonti: nessuna decisione presa. Bersani: politica sbagliata

ROMA La manovra in arrivo col decreto di fine mese rischia di costare - nel 2011 - una quarantina di euro lordi al mese, tredicesima compresa, per ognuno dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici italiani. A questa cifra - ovviamente media - si arriverebbe se il governo decidesse di bloccare il rinnovo del contratto scaduto all'inizio del 2010 e di rinviare al 2012 il grosso dell'aumento dovuto per l'inflazione (sia pure depurata degli effetti dovuti all'altalena del prezzo del petrolio come prevede il nuovo modello contrattuale). Non si tratterebbe di una novità assoluta poiché già nel '92 fu preso un provvedimento simile.
In pratica il blocco del contratto si tradurrebbe in una parziale quanto spinosa perdita di potere d'acquisto dei lavoratori pubblici. Parziale perché nell'aprile scorso il governo ha riconosciuto un mini-incremento dello 0,3% (meno di 10 euro lordi, sempre in media) causato dalla cosiddetta "vacanza contrattuale", ovvero dal mancato rinnovo del contratto scaduto, come detto, all'inizio del 2010.
Tuttavia è ancora presto per fasciarsi la testa. Ieri lo stesso ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è intervenuto con una nota per sottolineare che nulla è stato ancora deciso. «Tutte le voci in questi giorni in circolazione sulla manovra sono tanto confuse quanto confusionarie - ha spiegato il Tesoro - nessuna decisione è stata presa e le decisioni prese saranno comunicate nelle forme appropriate».
Insomma la fotografia degli interventi allo studio è ancora mossa. E poi non è detto che il blocco dei contratti si tradurrà in uno stop totale agli aumenti dei dipendenti pubblici. «La riforma della contrattazione del pubblico impiego prevede che ai dipendenti possano essere distribuite le risorse ottenute dall'eliminazione di sprechi e dal blocco del turn over», spiega Antonio Naddeo, capo del Dipartimento Funzione Pubblica e commissario straordinario dell'Aran. «Senza contare - prosegue Naddeo - che il ministro Brunetta ha sempre sottolineato l'importanza di destinare il 30% delle risorse disponibili ai dipendenti più bravi». Premi al merito che, però, rischiano di essere decurtati da un'altro possibile intervento allo studio: l'eliminazione della tassazione speciale del 10% sugli aumenti dovuti alla produttività. Su altri versanti della manovra anche ieri si sono rafforzate le voci di un drastico rallentamento degli investimenti pubblici sia sul versante delle opere pubbliche (a partire dal Ponte sullo Stretto) che su quello della Difesa.
Secondo il ministro dell'Amministrazione Pubblica, Renato Brunetta, che ha parlato dai microfoni di Rtl, la manovra sarà fatta di due pilastri: «Lotta all'evasione fiscale e tagli agli sprechi». Dopo aver confermato che si stanno studiando slittamenti nell'accesso ai pensionamenti d'anzianità, il ministro ha detto che: «Serve un'altra messa in sicurezza dei conti pubblici, un rafforzamento della blindatura, a partire dal 2011 e che vada oltre, alla luce di quello che è successo in Grecia e per questo si interverrà soprattutto su tutte le grandi voci negative della spesa corrente, e ce ne sono tante. Far funzionare la baracca costa quasi 300 miliardi di euro l'anno di spesa corrente. Le categorie che saranno toccate protesteranno - ha aggiunto - ma sono sicuro che gli italiani capiranno».
Di tutt'altro avviso il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Sta arrivando la controprova di due anni di politica economica sbagliata ed ingiusta - accusa Bersani - Per due anni ci ha detto che la crisi non c'era e che stavamo meglio di altri. Adesso non ci vengano a dire che dobbiamo fare la manovra perché c'è la Grecia. Il governo non usa il linguaggio della verità». Secondo Bersani, invece, occorre «rimettere al centro il tema del diritto al lavoro: non è solo una questione di civiltà, ma anche una ricetta economica. Servono un po' di crescita e di lavoro, altrimenti neanche i conti pubblici stanno in piedi».
Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, infine, affida il suo messaggio al governo ad una intervista al Tg3. «La manovra deve partire dagli sprechi veri, da chi ha di più - dice Epifani - deve essere un provvedimento nel segno dell'equità e anche dello sviluppo per non deprimere investimenti e consumi». Per Epifani: «Se il governo davanti ad un problema occupazionale come quello attuale decidesse di aprire il turn over, per esempio nel mondo della scuola, noi saremmo pronti a armonizzare i costi dei contratti». Epifani sottolinea la necessità di un confronto e di essere «pronti, se chiamati, a discutere» ma avverte, rispondendo sulla possibilità che si possa arrivare ad uno sciopero che «se il governo tirerà dritto faremo altre scelte».

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