Tremonti: «Nulla di deciso». Bersani: «Ora la colpa è della Grecia»
ROMA. Sulla manovra sono circolare solo «voci confuse e confusionarie» nessuna decisione, assicura Tremonti. La precisazione arriva nel giorno in cui si dice che la Finanziaria sarà pronta tra fine di maggio e i primi di giugno sebbene tutti siano d'accordo sul fatto che i dettagli non si conoscono.
Nel frattempo scende in campo il leader della Lega, Bossi, per sottolineare come sia «l'Europa che imporrà» a Tremonti «una manovra pesante perché la sta imponendo a tutti i paesi che hanno un forte debito pubblico: dopo la Grecia, la Spagna e il Portogallo c'è anche l'Italia». Il leader della Cgil Epifani avverte però che il sindacato sarà disponibile al dialogo se si tratta di una manovra «equa, che colpisce gli sprechi veri, chi ha di più». E' data per scontata una stretta su statali e pensioni e l'adozione del taglio del 5% per le indennità parlamentari e dei manager pubblici di primo piano, a iniziare dai presidente delle Authority, e dai magistrati, aggiunge Bossi. Su questo tema è tornato il ministro Calderoli e un po' tutti gli esponenti del governo sembrano in verità d'accordo su questo sacrificio per far meglio digerire i provvedimenti che verranno presi. Misure che, in base alle indiscrezioni Potrebbero far lievitare la manovra dai 25 miliardi finora accreditati a poco meno di 28. Per quest'anno comunque la correzione sarà tra i 12,5 e i 13 miliardi. Una cifra consistente che potrebbe colpire anche i finanziamenti delle grandi opere. La Cgil si dice disponibile al dialogo ma su un eventuale sciopero avverte che «se il governo tirerà dritto faremo altre scelte». La Finanziaria che Tremonti ha definito «europea» dovrà incardinarsi su «lotta all'evasione e certamente su tagli agli sprechi», ha assicurato Brunetta, secondo cui si interverrà su «tutte le grandi voci negative della spesa corrente. Le categorie che saranno toccate protesteranno, ma sono sicuro che gli italiani capiranno».
In serata arriva un rilancio di Bossi. Va bene tagliare gli stipendi dei parlamentari ma «se c'è da pagare devono farlo tutti ed è giusto che anche i magistrati diano la loro mano, perché lo stipendio dei politici è legato a quello dei magistrati». Pronta la replica dell'Associazione Magistrati che polemicamente propone prima di portare gli stipendi dei magistrati a livello dei parlamentari e poi di preoccuparsi di tagliarli. Il botta e risposta tra il leader della lega e Palamara, presidente dell'Anm, si materializza quando appare oramai scontato il sacrificio imposto alla politica. E contribuisce a infiammare il dibattito tra maggioranza e opposizione. «Dopo due anni di politica economica sbagliata ed ingiusta - dice Pierluigi Bersani, segretario del Pd - adesso ci dirà che facciamo la manovra perché c'è la Grecia». Il Pd tuttavia, se il governo favorirà la crescita, colpirà i privilegi, varerà norme contro l'evasione fiscale, è pronto a fare la sua parte in Parlamento. Non così l'Idv, che invita il premier ad «andare a casa», perché «non ha l'autorità morale per governare la crisi, che ha sempre negata, impegnato com'era a risolvere i suoi guai giudiziari e i suoi problemi personali». All'opposizione non bastano neppure gli annunciati tagli agli stipendi di politici e alti manager, come ha proposto il ministro Calderoli: si chiedono «misure strutturali» e, dice Dario Franceschini, «non gesti solo simbolici». Sulla manovra, avverte il capogruppo alla Camera del Pd, «vigileremo che a pagare i costi con i cosiddetti sacrifici non siano i redditi medio-bassi, cioè quelli che già soffrono, e che ci siano misure per l'emergenza».