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Data: 18/05/2010
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Grandi appalti, Di Pietro in Procura. L'ex ministro delle infrastrutture sentito come persona informata sui fatti

FIRENZE - Antonio Di Pietro è stato ascoltato dai magistrati della procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sui Grandi appalti. Con i pm fiorentini anche i sostituti procuratori di Perugia, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Il leader dell'Idv è stato convocato dalla procura come «persona informata sui fatti». «Vado a dare il mio contributo - ha spiegato Di Pietro ai giornalisti - per il mio ruolo di oggi, ovvero parlamentare dell'opposizione, per il mio ruolo di ieri, ovvero ministro delle infrastrutture, e dell'altro ieri come ex pm».

«SONO UN TESTE DELL'ACCUSA» - La deposizione di Di Pietro è durata circa un'ora. «Il primo dovere di un teste di accusa è mantenere la riservatezza». Lo ha detto il leader dell'Idv uscendo dalla procura. «Sono orgoglioso - ha spiegato Di Pietro parlando con i giornalisti - di continuare nella mia testimonianza di verità su questioni che possono aiutare la magistratura a fare chiarezza sulle vicende su cui si sta indagando».

L'AVVICENDAMENTO TRA RINALDI E BALDUCCI - Di Pietro ha parlato degli avvicendamenti di Angelo Balducci e Claudio Rinaldi. Rinaldi, allora provveditore alle Opere pubbliche del Lazio, venne sollevato dall'incarico da Di Pietro e assegnato al registro dighe, mentre Balducci, che era presidente del Consiglio dei Lavori pubblici, venne spostato e messo a capo del dipartimento per le infrastrutture statali. Di Rinaldi parlava anche una lettera inviata nel gennaio 2007 da un gruppo di imprenditori e professionisti all'allora ministro Di Pietro. L'argomento è trattato in un articolo de «L'Espresso». Di Pietro ha comunque detto che quanto riferito in procura «non c'azzecca niente» con quanto anticipato dal settimanale. «Quando ero ministro - ha spiegato ai cronisti - ho avuto modo di riscontrare che degli imprenditori non ricevevano ruoli, appalti, incarichi e soprattutto pagamenti per il lavoro fatto. Hanno chiesto il mio intervento, che ho fatto e per questo mi hanno ringraziato con una lettera. Un intervento per via amministrativa per ristabilire il diritto leso, evitando che fossero commessi atti indebiti. È una questione che ho risolto per via amministrativa, oggi ho parlato di cose ben più consistenti». L'ex pm si sarebbe soffermato anche sulla posizione dell'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato a Perugia per abuso d'ufficio e corruzione. Nel governo Prodi, Toro era capo di gabinetto al ministero dei Trasporti guidato da Alessandro Bianchi. A chi gli chiedeva se abbia portato dei documenti ai magistrati, l'ex ministro ha risposto elusivo, con un sorriso.

TRA IL VECCHIO E IL NUOVO - In assenza di spiegazioni, largo alle supposizioni. Così, c'è chi ha fatto notare come Di Pietro abbia più volte sottolineato il fatto di essersi presentato da ex pm, come ad alludere a sue vecchie inchieste. Poco dopo, durante una conferenza stampa per un'iniziativa referendaria, l'ex magistrato di Tangentopoli ha spiegato che per la sua «conoscenza storica, nel malaffare italiano non c'è mai stata soluzione di continuità tra prima e seconda Repubblica. Anzi - ha aggiunto - non credo ci siano prima e seconda Repubblica. La classe dirigente vera e occulta è sempre dietro le quinte, e con un modello pidduista sta portando il Paese alla rovina». Ecco che «bisogna affidarsi alla magistratura perchè non succeda, come l'altra volta, quando è stata fermata prima del tempo».

MAGISTRATI AL LAVORO - In procura, lunga giornata di lavoro. Dopo l'uscita dell'ex ministro, altri sono entrati, come persone informate sui fatti, negli uffici dei pm fiorentini che, insieme ai colleghi perugini, stanno continuando a indagare sulla «cricca». Il filone toscano riguarda l'appalto per la scuola Marescialli: il 15 giugno inizierà il processo per Balducci Fabio De Santis, Guido Cerruti e Francesco Maria De Vito Piscicelli. Ma a Firenze c'e anche il filone sugli altri indagati per la scuola carabinieri: fra loro, il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l'ex presidente della Btp costruzioni Riccardo Fusi. Martedì, invece, i pm di Perugia interrogheranno di nuovo l'architetto Angelo Zampolini, il professionista vicino a Diego Anemone che, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe fornito gli assegni circolari con i quali sono stati pagati in parte le case dell'ex ministro Claudio Scajola e del generale della Gdf Francesco Pittorru.

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