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Data: 19/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Arbitrato, Cgil pronta allo sciopero. Bonanni (Cisl) difende l'emendamento sui lavoratori precari

Camusso: il governo non tiene conto delle obiezioni di Napolitano

ROMA. Su arbitrato e ddl lavoro la Cgil è pronta ad azioni di lotta, senza escludere lo sciopero generale, «se l'orientamento del governo non si modificasse in vista della discussione parlamentare». Per Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil, gli emendamenti presentati e approvati dal centro destra al Senato non hanno tenuto conto «delle obiezioni avanzate dal presidente della Repubblica» e la norma «peggiora ulteriormente l'arbitrato». Il centro destra «ha cancellato i pochi passi in avanti fatti alla Camera» commenta l'altro segretario Cgil Fulvio Fammoni. Secondo il quale il ddl è incostituzionale: ora il lavoratore deciderà al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria se affidare a un arbitro, o meno, la risoluzione delle sue controversie future e non già quelle insorte, ad eccezione del licenziamento, con il datore di lavoro. Inoltre è stato riproposto il «licenziamento senza la forma scritta» per i lavoratori con contratti a tempo determinato.
Per i precari con contratti a termine è prevista infatti la possibilità di licenziamento a voce, allungando da 60 a 90 giorni i tempi per allungare i tempi per impugnare la decisione. La Cisl invece difende l'emendamento perché, secondo il segretario Raffaele Bonanni, «non modifica la libertà del lavoratore poiché la scelta dell'arbitrato è posta dopo il periodo di prova, ovvero dopo l'assunzione». Anche a Bonanni «sarebbe piaciuto di più se la scelta sul ricorso all'arbitrato o al giudice fosse collocata al momento in cui il guaio sorge».
Scoppia la polemica sull'interpretazione delle nuove norme. Il ministero del Lavoro assicura che il licenziamento a voce «è e resta vietato» e il sottosegretario Viespoli spiega che ci sono «più tutele». La questione non riguarderebbe i precari ma i contratti a tempo indeterminato, dice il giuslavorista Pietro Ichino (Pd). Non è convinto Cesare Damiano, ex ministro Pd e presentatore dell'emendamento che mandò in minoranza il governo sull'arbitrato: «Via ogni equivoco sul licenziamento a voce. Sarebbe il ritorno alla vecchia formula pre-statuto dei lavoratori, del licenziamento ad nutum, cioè con un semplice cenno. Del resto anche gli esponenti del centro destra hanno definito illecita questa manovra». Per Felice Belisario, capogruppo Idv a palazzo Madama, l'emendamento approvato su proposta del Pdl «è una vergogna» perché non solo «prendere in giro il capo dello Stato» ma «cala una mannaia» sui lavoratori. Anche l'ex ministro Pd Tiziano Treu è convinto che «si vuole peggiorare il testo sull'arbitrato». Non è così, risponde il parlamentare del Pdl Giuliano Cazzola: «Sull'arbitrato la sinistra e la Cgil continuano a strumentalizzare il messaggio di rinvio alle Camere del collegato lavoro».

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