ROMA La manovra correttiva da 26-27 miliardi sta per imboccare la dirittura d'arrivo. Ieri in un incontro informale con le parti sociali (al quale non ha partecipato la Cgil) il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha indicato alcune linee di intervento, poi ulteriormente messe a fuoco durante un vertice serale con il premier Silvio Berlusconi.
La preparazione del testo è stata approfondita anche in una riunione tecnica con il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua e il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Oggi ci sarà con tutta probabilità una prima discussione informale in consiglio dei ministri, mentre l'approvazione dovrebbe avvenire la settimana prossima.
Il decreto - ma al momento questa è solo un'ipotesi - potrebbe essere suddiviso in due parti da circa 13 miliardi ciascuna, la prima da approvare subito, anche nell'arco dei prossimi dieci giorni, e l'altra in una seconda fase. In questo modo il governo avrebbe modo di dare risposte immediate in sede europea, in un momento in cui tutti i Paesi sono impegnati sulla via del risanamento, e poi mettere a punto con più comodo un provvedimento che per la sua dimensione risulta difficilmente digeribile, e rischia almeno in linea teorica di avere ripercussioni negative sulla ripresa.
L'esecutivo attribuisce grande importanza agli interventi di contenimento dei costi della politica, che naturalmente incidono poco sul bilancio pubblico ma possono avere una forte valenza simbolica. In questo ambito oltre alle decurtazioni degli stipendi di politici e alti dirigenti pubblici potrebbe trovare posto anche una revisione del meccanismo di finanziamento ai partiti.
La voglia di razionalizzazione potrebbe poi coinvolgere alcuni enti, non solo quelli noti come inutili ma anche altri attualmente attivi. Sotto la lente ci sono ad esempio Isae, Isfol e Ice, che potrebbero essere assorbiti dai rispettivi ministeri di riferimento (Economia, Lavoro e Sviluppo economico). Ed è incerto anche il futuro degli enti previdenziali minori, Ipsema, Ipost ed Enpals. Dovrebbe essere accantonato sul nascere il progetto Difesa S.p.a. mentre per la Protezione civile, al centro delle polemiche degli ultimi mesi, è in arrivo il controllo preventivo della Corte dei Conti.
Comuni e Regioni dovrebbero essere chiamati a contribuire con ben quattro miliardi complessivi alla riduzione della deficit. Per i dipendenti pubblici resta il rinvio del rinnovo contrattuale - che però non fa parte della manovra correttiva in quanto tale visto che le relative risorse non sono state stanziate - accompagnato dal blocco degli automatismi di carriera, forse però con l'eccezione degli scatti di cui godono i lavoratori della scuola.
Per le liquidazioni del settore pubblico, le buonuscite, è previsto in prima battuta un allungamento del tempo di attesa, che passerà da tre a sei mesi, mentre in una fase successiva potrebbe essere esaminata l'equiparazione al trattamento di fine rapporto di cui godono i dipendenti privati.
Sul fonte pensionistico, si profila il dimezzamento dal 2011 delle finestre di uscita, che passerebbero a due per la pensione di vecchiaia e per chi ha 40 anni di contributi, e ad una sola per le pensioni di anzianità. Mentre appare molto più incerta l'ipotesi di applicare un blocco già a partire dalla finestra del luglio 2010. Dovrà dare il proprio contributo anche la sanità: le Regioni sarebbero messe davanti alla scelta di ripristinare il ticket sulla diagnostica introdotto nel 2007 e poi cancellato, oppure coprire questa voce con pochi fondi.
Contorni ancora incerti per la parte della manovra relativa alle entrate. Molto probabile è la regolarizzazione delle unità immobiliare non accatastate, in accordo con i Comuni; altre misure dovrebbero permettere di inasprire la lotta all'evasione fiscale.