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Data: 21/05/2010
Testata giornalistica: Rassegna.it
40° anniversario - Il governo celebra lo Statuto per mandarlo in pensione

Nel giorno dell'anniversario il ministro Sacconi annuncia la new entry: uno Statuto dei lavori, perché "i tempi cambiano". Epifani: così colpiscono i capisaldi del diritto. Bonanni: non decide la politica. Zipponi (Idv): "Sacconi eversivo"

Tante celebrazioni, per il 40° anniversario dello Statuto dei lavoratori. Alcune per rivitalizzarlo e completarlo, altre per mandarlo in pensione. La linea del governo, nella persona del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, è chiara: la legge 300 del 1970 - intitolata "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento" - non basta più. Il ministro annuncia un nuovo Statuto dei lavori e un disegno di legge delega entro l'estate o subito dopo. Sacconi è intervenuto a un convegno della Uil e ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera.

Al convegno sindacale il ministro ha detto che l'articolo 18 "non basta a difendere l'occupabilità delle persone". E che lo Statuto dei lavoratori non può bastare a sé stesso per sopravvivere ai "tempi che cambiano". Il ministro sottolinea che è superato il concetto tipico del prestatore d'opera che, ai tempi dello Statuto veniva identificato come "lavoratore bianco, quarantenne, eterosessuale". Il nuovo obiettivo è legare sempre di più il lavoro alla produttività dell'impresa. "Noi - ha concluso il ministro - non siamo quelli del 1993, noi siamo quelli dell'84, quelli del patto di San Valentino. E le radici che ci accomunano in questa sala sono radici di cui andare fieri".

Più diplomatica l'intervista al Corriere, nel quale Sacconi afferma: "Noi restiamo ancorati ai valori dello Statuto, cioè alla protezione della persona nel lavoro e nel mercato del lavoro. Ma l'attuazione di questo valore e dei diritti e delle tutele che lo sostengono richiedono un aggiornamento. Da un lato quindi celebriamo lo Statuto e dall'altra ci prepariamo a riformarlo". "Le prime indicazioni saranno contenute nel piano triennale del lavoro che proporrò alla consultazione con le parti sociali - continua Sacconi - Poi il governo varerà un disegno di legge delega per lo Statuto dei lavoratori. Se ce la facciamo prima dell'estate, altrimenti subito dopo". Nel nuovo "Statuto dei Lavori", spiega il ministro, "troveranno conferma i diritti inderogabili di legge, mentre per le tutele varrà il principio della sussidiarietà". E le parti sociali "dovranno adattare ai diversi territori, settori, situazioni d'impresa le tutele per renderle effettive, combinandole con obiettivi di competitività e occupazione". Il nuovo Statuto, aggiunge il ministro, "servirà a promuovere e sostenere il ruolo delle parti sociali, degli enti bilaterali e della mutualità".

Le parole del ministro trovano un'eco in quelle del presidente del Senato Renato Schifani, secondo il quale è "indispensabile" garantire una "tutela piena del lavoro" in tutte le sue forme e anche in quelle, molto diffuse, della precarietà. "È certo indispensabile - ha spiegato Schifani - che le forze politiche e sociali si interroghino sui passi necessari per giungere, sulla scorta del pensiero di Marco Biagi, da uno Statuto dei lavoratori ad un Statuto dei "lavori", al fine di estendere la garanzia a tutte quelle forme di prestazione lavorativa sconosciute al Legislatore del 1970".

I sindacati cosa ne pensano? La Uil, avendo ospitato il ministro al suo convegno, sarà più o meno d'accordo.

La Cgil, che oggi ha dedicato un convegno allo Statuto, ha già fatto capire che lo Statuto del 70 non si tocca, e qualsiasi normativa può aggiungersi a (ma non rimpiazzare) la legge 300. Guglielmo Epifani, nel suo intervento alla commemorazione di Massimo D'Antona (il giuslavorista assassinato dalle Br nel 1999), ha chiarito che un eventuale cambiamento dello Statuto dei lavoratori significherebbe colpire "i capisaldi del diritto del lavoro" affermati nella Costituzione. Si ricorda D'Antona, ha sottolineato Epifani, "proprio oggi che si mette in discussione lo Statuto". Quando si critica lo Statuto, ha evidenziato Epifani, "si vuole andare a colpire quelli che sono i capisaldi del diritto del lavoro contenuti negli articoli 1 e 2 della Costituzione". E lo stesso vale quando si propone di ridimensionare il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. "Anche per questo - ha sottolineato Epifani - l'assenza di Massimo pesa di più".

La Cisl invece, tramite Raffaele Bonanni, sottolinea che se lo Statuto cambierà, "cambierà quello che le parti vorranno cambiare e non certamente quello che vorrà la politica, o il Parlamento, o il governo". "Non siamo d'accordo a interventi unilaterali che scavalchino le parti", aggiunge Bonann: "Se il governo vuole aiutarci a trovare accordi, può usare incentivi fiscali e contributivi, non può invadere il campo. Il campo deve essere presidiato e gestito dalle parti sociali".

E la politica? Le opposizioni? Il Partito democratico ha tenuto pochi giorni fa un suo convegno sullo Statuto, dal quale è emerso che il Pd presenterà una proposta per un nuovo Statuto dei lavoratori autonomi e professionali da affiancare allo Statuto dei lavoratori, ancora valido ma da attualizzare (approfondisci qui).

L'Italia dei Valori, invece, si oppone "ai tentativi di demolizione del diritto del lavoro, come è accaduto con l'arbitrato, ed è pronta a fare barricate contro il nuovo progetto del ministro Sacconi. La nostra proposta è quella di estendere i diritti dello Statuto a tutti i lavoratori, perché siamo convinti che sia anche nell'interesse delle imprese". E' quanto sottolinea in una nota il responsabile welfare e lavoro dell'Idv, Maurizio Zipponi. "Oggi - prosegue Zipponi - , a quarant'anni dalla nascita dello Statuto, un terzo dei lavoratori non gode delle garanzie che prevede la legge. Una persona di buon senso e non in malafede, come il ministro della disoccupazione Sacconi, per prima cosa dovrebbe pensare ad estendere i diritti dello Statuto a chi ne è privo". "La proposta del ministro Sacconi di uno Statuto dei Lavori e non dei Lavoratori - prosegue Zipponi - indica la gravità di un progetto che intende spersonalizzare una legge che ha nella persona il punto su cui si costituisce il diritto. In questo modo la persona non esiste più. Non esiste più il precario, il lavoratore dipendente e quello pubblico. Sacconi ha in mente un piano eversivo e anticostituzionale che stravolge totalmente la costituzione repubblicana e propone di riportare l'Italia al medioevo".

"Da Sacconi provocazione di pessimo gusto. Lo Statuto non si tocca, semmai si migliora e si estende a tutto il mondo del lavoro". E' quanto afferma, infine, Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI - Federazione della sinistra. "La sua ricostruzione fantasiosa dello Statuto dei lavoratori- continua Pagliarini- è discutibile e grave. La verità è che a questo governo dà fastidio l'attualità e la vitalità delle norme in esso contenute, che garantiscono le libertà individuali e collettive e che stabiliscono la pari dignità tra lavoratore e datore di lavoro. Il progetto di Sacconi- conclude Pagliarini- come dimostra il ddl sull'arbitrato, è schiavizzare i lavoratori e snaturare il ruolo del sindacato a vantaggio delle imprese".

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