"Non stiamo ricordando un caro estinto, con gli adattamenti che servono è un testo ancora attuale". No allo Statuto dei lavori di Sacconi: "I diritti devono appartenere alla persona". Al convegno di Cgil e Fondazione Di Vittorio ricordato anche D'Antona
"Oggi è il 20 maggio e questa è la data che vogliamo ricordare. Quarant'anni fa veniva varato lo Statuto dei lavoratori, pietra miliare del diritto del lavoro in Italia. La proposta era stata avanzata da Giuseppe Di Vittorio al congresso dei chimici (il segretario era il giovane Lama), dopo aver proposto al congresso di Genova il Piano del lavoro". Con queste parole Carlo Ghezzi, presidente della Fondazione Di Vittorio, ha aperto oggi il convegno sui 40 anni dall'approvazione dello Statuto, il ruolo di Brodoloni e la sfida dei nuovi diritti" che si è tenuto nella sala Di Liegro della Provincia di Roma.
Secondo Ghezzi, la Cgil aveva compreso la sostanza dello sviluppo italiano, che si sarebbe realizzato nel paese: scarni diritti, bassi salari, poco welfare. Di Vittorio sapeva soprattutto che quando al lavoro non è riconosciuta la dignità, i lavoratori non hanno diritti. I lavoratori venivano licenziati con un gesto della mano. Diciotto anni dopo lo Statuto diventò legge. Protagonista della vicenda parlamentare che portò all'approvazione della legge 300 fu Giacomo Brodolini, che amava definirsi il ministro dei lavoratori. Lo Statuto è stato così il punto più alto di approdo, una pietra miliare fondamentale appunto nella storia del diritto del lavoro non solo in Italia". E se Brodolini era il ministro dei lavoratori, è paradossale, ha spiegato ancora Ghezzi, che l'attuale ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, invece di preoccuparsi veramente dei gravi problemi che abbiamo da risolvere, continui ad attaccare un giorno sì e l'altro no, la Cgil, il più grande sindacato italiano. Ma quello che è sotto attacco oggi è proprio lo Statuto dei lavoratori, che compie 40 anni, ma li porta molto bene.
Dopo l'intervento di Cecilia D'Elia, che a nome del presidente della Provincia Zingaretti, ha dato benvenuto ai partecipanti al convegno, ha parlato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. "Oggi - ha detto - abbiamo la sorte di tenere assieme due ricorrenze. Lo Statuto e d'Antona. Le due cose sono molto più vicine di quello che sembra. Massimo D'Antona è stato un giurista che si è mosso sempre nell'ambito dei valori che lo Statuto ci ha consegnato. D'Antona diceva che c'è un nucleo di diritti fondamentali che devono essere resi universali e che fanno capo alle persone che fanno del lavoro un punto di vista valoriale della loro vita. È il cuore dei problemi, lo stesso che oggi viene messo in discussione". "Per essere onesti - ha detto poi Epifani - lo Statuto nasce dalla Costituzione, anche se è vero che l'idea fu di Di Vittorio. Lo Statuto (anche nel nome) è l'equivalente a Costituzione, una Carta fondativa. E quando si parla di lavoratori si dice persone. Quindi non si può parlare di Statuto dei lavori. Non è un errore di parole. Ma di contenuto, semantico. I diritti devono appartenere alla persona che lavora. Non a tipologie astratte e rapporti formali".
Il rischio vero è quindi quello di superare il carattere universale dei diritti che lo Statuto del 1970 garantisce per arrivare a una concezione corporativa. È questo il vero cuore del problema. Dopodiché Epifani ha ripercorso le tappe storiche che hanno portato allo Statuto, che per quel tempo era particolarmente avanzato, almeno su due aspetti: il diritto di libertà nei luoghi di lavoro di fare assemblee (prima era proibito), la libertà si fermava fuori dai posti di lavoro; il secondo aspetto è quello che considera la riservatezza dei lavoratori, come un diritto da garantire (lo Statuto pensò anche a questo diritto di libertà). Nel tempo è stato rafforzato e abbiamo spesso dovuto difenderlo. Così è diventato quella pietra miliare che è.
"Oggi - ha detto ancora Epifani - non si dovrebbe festeggiarlo dicendo che si deve mettere da parte. Non stiamo ricordando un caro estinto. È una cosa che è stata importante e che deve continuare ad essere importante. Anche con le riforme e gli adattamenti che servono. Basti pensare al fenomeno della precarietà o alle fratture generazionali o tra settori e aziende. Trovare quindi la modalità intelligente per estendere i diritti. Questa è la sfida. È sbagliato usare la celebrazione per fare l'operazione opposta, ovvero cambiare le fondamenta. Quando si attacca lo Statuto si attacca la Costituzione. L'esempio è il collegato al lavoro in discussione in Parlamento. Con l'arbitrato si attacca la Costituzione, che garantisce al cittadino la possibilità di ricorrere al giudice. Si chiede ai lavoratori di accettare l'arbitrato rinunciando per sempre ai suoi diritti. È una libertà in meno, non una libertà in più come dice Sacconi. Noi non siamo contro l'arbitrato, ma contro l'arbitrato obbligatorio". Quello di cui parliamo non sono le ragioni della Cgil - ha concluso Epifani, facendo riferimento anche alla crisi in corso che rischia di far pagare i costi sempre ai lavoratori - sono caso mai le ragioni dei diritti dei lavoratori al tempo della globalizzazione e della speculazione finanziaria.
Dopo Epifani hanno parlato Giorgio Benvenuto, ex segretario della Uil e protagonista di quegli anni che hanno portato allo Statuto, Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma e infine Emilio Gabaglio, anche lui ex sindacalista e coprotagonista di quegli anni d'oro. Benvenuto ha voluto sottolineare soprattutto l'importanza della battaglia unitaria del sindacato di allora, una battaglia che non fu ovviamente solo dei vertici, ma anzi partì direttamente dalla base.
Giorgio Benvenuto ha detto che oggi lo Statuto è ancora attuale, ma andrebbe allargato per estendere le tutele a quella parte del mondo del lavoro che non è garantita. Non siamo più al mondo degli anni Settanta, ma è sicuro che la necessità di aggiornare le leggi sul lavoro non può essere fatta contro i diritti che sono stati conquistati. Benvenuto ha ricordato che sia Brodolini sia Donat Cattin non avevano paura a definirsi "ministri dei lavoratori". Non avevano paura a stare da una parte, oggi invece - sono sempre le parole di Benvenuto - siamo in presenza di un governo "controparte". Emilio Gabaglio, che in quegli anni era il giovane presidente delle Acli, ha ricordato la grande figura di Brodolini e ha speso parole importanti per raccontare la Cisl di quegli anni, gli anni d'oro appunto dell'unità sindacale. Emilio Gabaglio ha detto che è sbagliato parlare di superamento dello Statuto dei lavoratori. Caso mai esso va esteso anche al resto dell'Europa e soprattutto a quel 40 per cento di lavoratori che oggi non sono garantiti. Infine il convegno è stato chiuso da Adolfo Pepe, direttore della Fondazione Di Vittorio che ha legato gli elementi storici che hanno portato allo Statuto alla situazione attuale. "Senza lo Statuto, la Costituzione italiana sarebbe rimasta fuori dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro".