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Data: 21/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Intercettazioni, il Pdl ora frena. Ma restano le pene e il carcere per i giornalisti. Sky si appella all'Europa

IL BAVAGLIO ALLA STAMPA Maratona al Senato lunedì sera L'opposizione promette barricate

ROMA. Parziale marcia indietro del Pdl sul disegno di legge che impone un giro di vite alle intercettazioni e contro il quale Sky Italia chiederà un intervento a tutte le Autorità internazionali competenti e ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il provvedimento, che ha scatenato la protesta delle opposizioni, dei magistrati e dei giornalisti, è stato solo in parte ammorbidito. Verrà infatti ritirato dalla maggioranza l'emendamento che inaspriva le sanzioni per i giornalisti (fino a due mesi di arresto). Rimangono però le pene già approvate in commissione giustizia del Senato che prevedono l'arresto fino a 30 giorni o il pagamento di una ammenda da mille a 5 mila euro (che arriva a 10 mila per la pubblicazione di intercettazioni).
La piccola retromarcia annunciata ieri da Roberto Centaro (Pdl) è stata comunque accompagnata da una nuova ripresa delle ostilità. Il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, ha fissato per lunedì sera una maratona che si dovrà concludere con l'approvazione del provvedimento: «La seduta proseguirà ad oltranza nella notte fino a che non saranno votati tutti i residui emendamenti». Una vera e propria dichiarazione di guerra per tutta l'opposizione. In attesa della ripresa dei lavori, il Pd non abbassa la guardia e si prepara alla battaglia in Parlamento.
«Quello annunciato dal senatore Centaro è un primo passo importante che però non risolve il problema perché, ad esempio, la sanzione dell'arresto rimane. Spero che la maggioranza e il governo vogliano eliminarla» affonda il senatore Felice Casson. Ancora più duro è il vicecapogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda: «Se le pesantissime limitazioni alla libertà di stampa dovessero diventare legge, l'unica risposta sarà la disobbedienza». A spiegare che il testo resta «inaccettabile» è la capogruppo del Pd a palazzo Madama, Anna Finocchiaro: «Moltissime delle misure contenute nel provvedimento e volute da Berlusconi rappresentano una grave limitazione della libertà di stampa e quindi della democrazia». Antonio Di Pietro, che oggi sarà in piazza Montecitorio per partecipare al sit in promosso dal Popolo viola, accusa il Cavaliere di voler «comprare» il favore dei giornalisti, parla di una nuova Tangentopoli e rivendica il diritto dei citadini «di sapere» mentre l'attore Carlo Verdone denuncia «norme di tipo iraniano».
Davanti alla protesta delle opposizioni, dei giornalisti e dei magistrati, la maggioranza serra le fila e tira dritto. Maurizio Gasparri assicura che la legge sulle intercettazioni sarà approvata e se la prende con le «inesattezze» dell'opposizione: «Nessuno impedirà ai giornali di dare notizia di indagini o di reati». Una parziale apertura arriva dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, per il quale «biosgna stare molto attenti a non limitare la libertà di stampa». Ad auspicare un «ripensamento» della maggioranza è anche il finiano Fabio Granta mentre Il Secolo si chiede «dove finisce il diritto di cronaca». Il più preoccupato è Sky Italia: «Queste norme rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grande anomalia a livello europeo».

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