PESCARA. «Un segnale di concretezza dopo quindici mesi di iniziativa politica che non ha portato frutti». I consiglieri regionali del Partito democratico cambiano passo. In attesa che l'assemblea regionale si decida a varare l'attesa riforma delle indennità per ridurre i costi della politica, hanno pensato di fare la prima mossa: decurtarsi lo stipendio del dieci per cento, sia sulla indennità ordinaria che sui rimborsi che spettano ai consiglieri.
Devolveranno i «risparmi di spesa» così ottenuti al capitolo di bilancio sul sociale, voce sempre più saccheggiata, autentica nota dolente per le amministrazioni pubbliche, in particolare i Comuni, che non sanno più a quali santi votarsi per far quadrare i conti e assicurare i servizi di assistenza alle fasce più povere e marginali della popolazione.
«In una situazione di crisi così difficile era il minimo che si potesse fare», spiega il capogruppo regionale, Camillo D'Alessandro, che cerca di anticipare le critiche su una decisione che a qualche avversario politico potrebbe apparire demagogica. D'Alessandro parla di decisione «che non poteva più essere elusa, considerata la gravissima condizione di crisi economica e sociale che si sta abbattendo sul Paese».
Al suo fianco, tutti gli altri rappresentanti del gruppo politico che hanno sottoscritto ieri, negli uffici della Regione in piazza Unione, la rinuncia a una quota della indennità: oltre a D'Alessandro, ci sono Franco Caramanico, Giovanni D'Amico, Giuseppe Di Luca, Giuseppe Di Pangrazio, Claudio Ruffini e Marinella Sclocco.
Tutti sottolineano che l'iniziativa proseguirà almeno sino a quando, per effetto di norme regionali o nazionali, non si procederà alla riduzione delle indennità, misura tanto «attesa dagli abruzzesi».
In media, per ogni consigliere regionale del Pd la decurtazione dovrebbe aggirarsi sui 600 euro.
«Se tutti i 45 consiglieri dell'assemblea regionale facessero lo stesso», si potrebbe arrivare a risparmiare in un anno circa 50mila euro», dice D'Alessandro, «ma noi non vogliamo dare lezioni a nessuno. Ciascuno si regoli come meglio crede».
Del fatto hanno informato il presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano, per ricordargli che, in più occasioni, il gruppo del Pd ha avanzato la proposta di procedere a «parametrare» le indennità dei consiglieri regionali a quella più bassa in Italia.
«Siccome è un anno che ciò non accade e vanno girando bozze, proposte e controproposte senza arrivare mai alla conclusione» riprende D'Alessandro, «abbiamo disposto noi stessi la decurtazione automatica del 10 per cento su tutte le voci». D'Alessandro aggiunge che il Pd «vuole essere concreto, perché la battaglia in consiglio è stata fatta, anche se sulla questione specifica non è stata vinta».
La consigliera Marinella Sclocco, da parte sua, sottolinea che si è deciso di devolvere le somme risultanti dalle indennità alle politiche sociali. Una spesa che in questo momento, è fra i settori più colpiti dalla crisi economica. «A livello regionale» evidenzia Sclocco «il piano sociale è ancora fermo. Ci sono tanti operatori del sociale che non sanno più come fare per andare avanti e assicurare i servizi come hanno sempre fatto, anche senza prendere lo stipendio. Questo accade perché le banche non anticipano più i fondi e la Regione non eroga i finanziamenti. Una situazione drammatica». Che certo non sarà risolta con il contributo dei consiglieri del Pd.
«Tenuto conto che il 15 per cento della nostra indennità viene già devoluta al partito e che un altro 10% abbiamo deciso di tagliarcelo da soli», riprende D'Alessandro, «possiamo dire che abbiamo mantenuto l'impegno a mantenere le nostre indennità tra quelle più basse d'Italia».
«Ma i compensi in Abruzzo sono già tra i più bassi d'Italia»
L'AQUILA. «Le indennità dei consiglieri regionali sono già tra le più basse d'Italia». E' la replica del presidente dell'assemblea Nazario Pagano, promotore di un progetto di legge sulle indennità e i costi della politica che però mesi di discussione non è ancora arrivato in porto. «La decurtazione» afferma Pagano, «avverrà sull'importo netto percepito, dovendosi obbligatoriamente corrispondere le imposte sul importo lordo. Per maggio, la decurtazione non può però essere applicata alla fonte perché alla data della richiesta le indennità sono state già elaborate e trasmesse al Tesoriere».
Pagano invita comunque i consiglieri regionali del Pd a versare le somme relative a maggio direttamente al Tesoriere. «Si suggerisce, eventualmente, un versamento diretto al Tesoriere regionale con specifica finalizzazione delle somme; somme che orientativamente oscillano tra i 400 e 450 euro per ogni consigliere, a seconda della funzione ricoperta».