ROMA. Sarà una stangata e lo pensano anche dentro il governo. Ma Tremonti non cede. Alle obiezioni e alle riserve sollevate da alcuni ministri, il titolare dell'Economia ha minacciato le dimissioni.
«La crisi è peggiore di quel che si pensa» ha detto il ministro dell'Economia ai suoi colleghi, mettendo sul piatto l'esigenza di avere subito 24 miliardi di manovra in un'unica soluzione. Ma nelle ultime ore Berlusconi, che vuole sondare bene il terreno prima di fare questa manovra durissima, vorrebbe una «sintesi politica», e cioè coinvolgere tutto il partito nella decisione, per non avere sorprese dopo. Quindi il varo potrebbe slittare a giovedì o venerdì. Dentro c'è di tutto, dalle sanatorie edilizie ai tagli a stipendi pubblici e alla sanità fino alla reintroduzione dei ticket. L'ennesimo condono edilizio con una nuova sanatoria dei due milioni di immobili - dati dell'Agenzia del territorio - costruiti abusivamente, porterebbe 1 miliardo e mezzo nelle casse dello Stato.
Ma si rafforzano anche le ipotesi di tagli robusti alla sanità che allarmano l'Anaao-Assomed, sindacato dei medici, pronta «alla mobilitazione generale». Sono in corso contatti e consultazioni con Cisl, Uil e Confindustria - che hanno incontrato il governo due volte negli ultimi giorni - con l'esclusione della Cgil. «Sono ore frenetiche - conferma Emma Marcegaglia, leader confindustriale - probabilmente martedì verrà approvata la manovra e questa accelerazione rispetto ai programmi iniziali ci costringe a un lavoro che va fatto subito e non nei prossimi giorni come era programmato». Non è stato ancora fissato invece, ammette il ministro Sacconi, l'incontro ufficiale con tutti i sindacati.
Conferme e smentite sulla manovra s'intrecciano, ma appare certa la cura da cavallo per il pubblico impiego: lacrime e sangue determinate dal mancato rinnovo contrattuale, dal congelamento delle retribuzioni e degli scatti di anzianità, dal blocco del turn over e dal differimento della liquidazione. Oltre che dalla chiusura di due finestre che rinvierebbero la pensione di sei mesi per i lavoratori anche del settore privato. Non ci sarebbe invece il tetto agli stipendi dei grand commis di Stato mentre potrebbe saltare il taglio del 10% delle retribuzioni da oltre 80-100 mila euro, dei manager della pubblica amministrazione per profili di incostituzionalità, come denuncia la Cida-Fp, la confederazione dei dirigenti.
I ministri sono prodighi di notizie su cosa non ci sarà nella manovra. «Né nuove tasse, né interventi sulle pensioni», assicura il ministro del welfare Maurizio Sacconi, ma nemmeno una diminuzione della pressione fiscale. Franco Frattini, titolare degli Esteri, annuncia una «manovra europea» che «non sarà facile». Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni chiede di non toccare le pensioni: «Non capiremmo l'accanimento e neppure, a quel punto, la linea del governo».
Il condono edilizio che spunta nelle pieghe della manovra è denunciato dai senatori Pd Roberto della Seta e Francesco Ferrante. Si tratterebbe del quarto condono edilizio realizzato da un governo Berlusconi «per tendere la mano all'abusivismo edilizio». Case, ville, capannoni, mansarde e piani rialzati «edificati spesso in spregio a ogni regolamento edilizio e paesaggistico» anche in zone a rischio sismico o idrogeologico.