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Pescara, 20/04/2026
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Data: 24/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La manovra economica - E per le pensioni si punta ai 66 anni. È possibile se le "finestre" si ridurranno a una sola, dal 1° luglio 2012

ROMA Chi raggiunge i requisiti per andare in pensione di vecchiaia, entro il 31 dicembre 2010, è salvo. Ma chi invece li raggiungerà a partire dal 1° gennaio 2011, si prepari: potrebbe andare in pensione anche un anno dopo e quindi anche a 66 anni per gli uomini, a 61 per le donne del settore privato o addirittura 62 anni per quelle del settore pubblico. Più incerto è il destino di chi conta di andare in pensione d'anzianità perché le misure in arrivo potrebbero riguardare pure chi raggiunge i requisiti nel 2010. Tutto dipenderà dalla manovra che il governo conta di approvare questa settimana e che dovrebbe prevedere una riduzione delle finestre d'uscita, lasciandone una sola nell'ipotesi più restrittiva. E' una riforma che interessa 275.000 potenziali pensionati di vecchiaia (stime 2010) e 180.000 di anzianità. In tutto più o meno 450 mila persone.
Pensioni di anzianità. Oggi le finestre sono due per chi ha meno di 40 anni di contributi e quattro per chi ha superato questa soglia. L'idea è di ridurle a una sola uscita. Facciamo un esempio concreto: finora il lavoratore dipendente che fosse voluto andare in pensione di anzianità, avrebbe dovuto raggiungere quota 96 (60 anni e 36 di contributi) nel 2011. Nel caso di un autonomo, il requisito saliva a quota 97 (61 anni più 36 di contributi). Due le uscite: il 1° gennaio 2012 per chi raggiungeva i requisiti entro il 30 giugno 2011; il 1° luglio 2012 per chi vi rientrava entro il 31 dicembre 2011. Con le novità in arrivo, salta la prima finestra: quello stesso dipendente potrà quindi uscire solo il 1° luglio 2012. Conclusione: se è "sfortunato" e compie gli anni a gennaio, perderà un anno secco. Se è "fortunato" e il compleanno arriva a dicembre, non avrà alcun danno perché comunque avrebbe dovuto aspettare luglio 2012. Va ricordato che, fino al raggiungimento dei 40 anni di contributi, chi rimane a lavorare potrà comunque contare su un assegno previdenziale più alto.
Ma cosa succede a chi ha già raggiunto i 40 anni di contributi? In questo caso, la perdita è secca. Infatti, dipendente o lavoratore autonomo chiamati a restare a lavorare più a lungo, perderebbero quattro finestre e non solo due, ma non ne ricaverebbero un assegno più congruo perché superati i 40 anni di versamenti, tutto ciò che si aggiunge è "a perdere", non incide cioè sulla pensione. Anche per questa ragione, l'ipotesi di includerli nelle nuove norme sembra, al momento, tramontata.
Pensioni di vecchiaia. In questo caso le ipotesi allo studio sono due: la riduzione delle finestre da quattro a due (1° gennaio e 1° luglio dell'anno successivo) oppure, in subordine, ad una soltanto: il 1° luglio 2012 (e così negli anni a seguire). Facciamo il caso più estremo: un uomo che avesse raggiunto i 65 anni entro il 31 marzo 2011 sarebbe andato in pensione, con le regole attuali, il 1° luglio dello stesso anno. Con le nuove misure dovrà aspettare luglio 2012. Nel frattempo avrà 66 anni e anche qualcosa in più. Per le donne bisogna distinguere: per tutte, come per gli uomini, la finestra unica è al 1° luglio 2012; ma mentre le dipendenti private si ritroveranno a 61 anni quelle del settore pubblico ne avranno 62 perché nel frattempo si sta valutando anche un'accelerazione dell'innalzamento dell'età, già deciso, con uno scatto ogni 18 mesi anziché ogni 24.

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