PESCARA - Raccontano che la risposta sia stata un'alzata di spalle. Raccontano che la proposta di legge Pagano sul taglio degli stipendi sia stata preparata perchè ci mancherebbe altro, quelli erano i giorni dell'esordio e il Pdl aveva fatto del rinnovamento e del rigore i suoi cavalli di battaglia. Raccontano però che subito dopo, l'accordo tacito sia stato quello di mettere tutto a tacere e di nascondere la legge nel cassetto. Raccontano così oggi i boatos pidiellini, nessuno nella maggioranza ha più intenzione di dare un taglio alle indennità d'oro nè alle pensioni nè ai vitalizi, e mannaggia adesso ci mancava pure Calderoli a minacciare riduzioni da Roma.
Per questo l'iniziativa del Pd li ha spiazzati, adesso sarà più difficile giustificare il sonno prolungato del progetto di legge firmato da Nazario Pagano. «Dopo la decisione del gruppo Pd di ridursi autonomamente l'indennità del dieci per cento destinando le somme rivenienti al capitolo delle politiche sociali - dice il capogruppo Camillo D'Alessadro - ho assistito ad un confuso balbettare da parte della maggioranza ed in particolare a vuote enunciazioni del presidente del consiglio Nazario Pagano. La proposta Pagano è appunto una proposta, nulla di più, tante buone intenzioni messe insieme e mai depositate. Anche le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni».
Perchè c'è una distanza tra le cose che si dicono e quelle che si fanno, una distanza che segna il confine tra serietà e propaganda. «La distanza tra le cose che si dicono e poi non si fanno - continua D'Alessandro - è esattamente l'unità di misura della delusione dei cittadini-elettori. Ciò non riguarda solo i cosiddetti costi della politica relativa agli eletti. E' mai possibile che dopo più di un anno persistono circa 27 commissariamenti di enti che non si chiudono, non si riducono, non si riformano? Il tutto perchè dentro il centrodestra non vi è ancora un accordo su come spartire la torta di poltrone e sgabelli». Secondo il Pd dunque c'è un altro esempio di molto dire e poco fare della maggioranza pidiellina, ed è quello del taglio degli enti e delle poltrone, gli sgabelli appunto. Un fronte attaccato dal centrodestra con la nomina di commissari pescati all'interno della Regione e mai sostituiti con nomine vere e proprie a causa dei contrasti tra il presidente Chiodi e il vertice politico del Pdl.
«Il Pd è impegnato - aggiunge il capogruppo Pd - a costruire un'alternativa credibile fatta di fatti e non di chiacchiere, il centrodestra è stato tanato, non ci saranno più scuse, più o meno nobili, la loro discesa è iniziata inesorabilmente».
Ma c'è anche un altro fronte stranamente silenzioso e imbarazzato in questo momento: è l'altro pezzo del centrosinistra, i dipietristi, i comunisti italiani, Rifondazione, sempre molto attivi nel chiedere la riduzione dei costi della politica e adesso improvvisamente scomparsi dalla scena politica. Il Pd forse ha spiazzato anche loro.