Penalizzato il diritto di cronaca, democrazia a rischio
ROMA. «Le notizie non si possono mettere in prigione». La stampa italiana rivendica il diritto d'informare i cittadini e contro il disegno di legge sulle interecettazioni lancia un documento congiunto con la Fnsi. «I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione». Questo l'inizio del testo che Franco Siddi, segretario della Fnsi, ha chiesto di diffondere nei tg e di pubblicare ai direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni,intervenuti ieri pomeriggio, nelle sede romana della federazione ed in videoconferenza dal Circolo della Stampa di Milano, per una lunga discussione sulla gravità della legge al vaglio del Senato.
Un ddl che «penalizza e vanifica il diritto di cronaca», un «diritto vitale irrinunciabile, da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico» si legge nel testo che si chiude ribadendo che non sarà «tollerato alcun bavaglio».
Massiccia la presenza dei direttori di testate all'iniziativa promossa dalla Fnsi, tra gli altri Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Ezio Mauro (La Repubblica), Emilio Carelli (Sky Tg24), Concita Di Gregorio (L'Unità), Dino Greco (Liberazione), il direttore dell'Ansa Luigi Contu, mentre in collegamento da Milano, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli.
«Questo ddl è pericoloso per la democrazia, non solo per la categoria dei giornalisti» afferma nel suo intervento il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli che si è poi soffermato sul fatto che questa «non è una battaglia corporativa, ma riguarda anche lo stato di salute della stampa del nostro Paese e dell'opinione pubblica, che è l'architrave dello Stato». Ai colleghi giornalisti, ai direttori, ai quotidiani locali, il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, dice: «Dobbiamo pretendere di poter fare il nostro dovere. Non può essere una legge irragionevole e irrazionale a intervenire sulle notizie al posto del direttore». Per una volta d'accordo con i colleghi, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri: «Quando i giornali fanno il loro dovere infastidiscono il potere. Tutto ciò che sarà vietato a noi pubblicare finirà sui siti esteri, questo è paradossale».
Se il provvedimento dovesse diventare legge, Siddi ha già annunciato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia di Strasburgo: «I nostri legali sono già a lavoro». Ma le proteste non si fermano e per la prossima settimana (probabilmente giovedì 3 giugno) è in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nel contrasto al ddl.