ROMA. «Iniqua e contro i lavoratori», attacca la Cgil che valuta oggi la proclamazione dello sciopero generale. «Insostenibile» per le Regioni, denuncia il presidente dell'Emilia-Romagna Vasco Errani. La manovra è bocciata da Guglielmo Epifani, mentre i segretari della Cisl e della Uil, Bonanni e Angeletti, parlano di «sacrifici accettabili in cambio di equità».
Proprio la mancanza di equità è contestata dal leader della Cgil: «E' una manovra - commenta al termine dell'incontro tra le parti sociali a Palazzo Chigi - che ha un tratto fortemente iniquo e che scarica sulle spalle dei lavoratori pubblici e privati i sacrifici richiesti dallo stato dei conti pubblici, senza alcuna strategia che rilanci la crescita e l'occupazione». Iniquità «perché il grosso dei sacrifici è sulle spalle dei lavoratori pubblici ma anche privati senza alcuna misura di sostegno a occupazione e investimenti». Epifani non contesta l'esigenza di una manovra ma ricorda che «chi ha un reddito di un milione l'anno non viene toccato, chi invece guadagna poco più di mille euro non potrà andare in pensione».
Il giudizio sulla manovra divide le confederazioni. Cisl e Uil la ritengono «necessaria» e «senza alternativa». Angeletti è «contrario» al blocco dei contratti del pubblico impiego, ma «va tagliata la spesa pubblica». Bonanni è prudente, ma possibilista: «Ai tagli devono corrispondere sacrifici da parte di chi ha di più, solo così la manovra sarà accettata dai cittadini». E insiste sul «bisogno di colpire le evasioni fiscali e i passaggi di contanti, la tracciabilità è indispensabile, non esiste alcun vulnus alla privacy». Ma dai lavoratori sale il dissenso: al termine dell'incontro con le parti sociali, i ministri Tremonti e Brunetta sono stati sonoramente fischiati anche dai dipendenti di Palazzo Chigi.
Sono le Regioni a dover pagare il conto più salato con tagli per 10 miliardi in due anni. Anche a Comuni e Province saranno chiesti sacrifici. Il totale di 13 miliardi vale oltre la metà dell'intera manovra. «E'insostenibile - accusa Vasco Errani, presidente della conferenza Stato-Regioni - per le ricadute che avrà e per i servizi ai cittadini che le Regioni devono erogare». Anche nella riunione con Tremonti, prosegue il governatore dell'Emilia-Romagna, «non ci sono state fornite le cifre in modo chiaro e puntuale e anche questo è un problema: è difficile partecipare ad uno sforzo di governo della spesa pubblica senza sapere quali sono i riferimenti complessivi».
Preoccupati anche i governatori del centro destra, Iorio (Molise) e Polverini (Lazio). Manovra irricevibile, commenta Catiuscia Marini, presidente dell'Umbria mentre Enrico Rossi (governatore Toscana, Pd) spiega come i tagli graveranno su spesa sociale, sanitaria e sociale. Il presidente dell'Anci, l'associazione dei comuni italiani, Sergio Chiamparino, chiede una boccata d'ossigeno per il 2010 perché dal 2004 al 2009 i Comuni hanno già dato oltre 4 miliardi alla finanza pubblica. I medici dell'Anaoo-Assonmed sono pronti alla protesta mentre Emma Marcegaglia, possibilista, chiede più tagli ai costi della politica. Sul fronte politico Cicchitto (Pdl) insiste sulla manovra «forte e socialmente equilibrata». C'è il «no» di Bersani, segretario del Pd che definisce inaccettabili misure come la sanatoria edilizia ricordando che «la favola è finita». Per Vendola (SeL) è «macelleria sociale» e per Licandro, Pdci, «Il governo dovrebbe essere preso a calci nel sedere»