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Data: 27/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La manovra economica - Berlusconi: sacrifici indispensabili. «Gli statali stringano la cinghia». Tremonti a sorpresa: le province restano

LA MANOVRA Il premier: l'Italia spende troppo, la migliore ricetta è la riduzione dell'intervento dello Stato

ROMA. «L'Italia spende troppo. I sacrifici richiesti sono indispensabili per salvare l'euro e i salari». Con il volto visibilmente provato, Berlusconi si presenta a palazzo Chigi per illustrare la manovra insieme al ministro Tremonti, che in serata, a sorpresa, nega che il governo voglia cancellare le piccole province. Sacrifici, dice il premier, che spettano agli statali, privilegiati perché hanno il posto fisso e non rischiano la cassa integrazione.
«Si è di fronte a una non tradizionale operazione di aggiustamento dei conti. Tutto nasce dalla crisi dell'euro che è stata scatenata dalla speculazione». La parola «sacrifici» viene pronunciata più volte ed è messa nero su bianco nelle sette cartelle che il premier legge.
Ai cronisti che gli chiedono conto della tensione nel governo, il premier risponde che «non c'è stato nessuno scontro», men che meno con il superministro dell'Economia. «Non c'è mai stato un momento in cui la dialettica, che è logico che ci sia, sia salita di tono» assicura Berlusconi, che si definisce un «inguaribile ottimista» e ringrazia il presidente della Repubblica per l'esortazione ad una manovra condivisa. «Facciamo nostra questa esortazione: siamo tutti nella stessa barca, che andrà avanti. Ne sono convinto» dice il Cavaliere, che accusa i governi di centrosinistra di aver portato fuori controllo i conti pubblici, parla di un «intervento equilibrato» che taglia la spesa, riduce i costi dello Stato, intensifica la lotta all'evasione fiscale e penalizza chi ha di più.
Deciso comunque a non rinunciare alla strategia dell'ottimismo, Silvio Berlusconi prima assicura che la manovra «non è immodificabile» né «blindata», poi si dice disponibile ad accettare il «contributo dell'opposizione» a condizione che voglia «condividere» le responsabilità e infine offre tutte le garanzie sul fatto che la manovra economica sarà fatta tagliando le spese eccessive, sforbiciando gli sprechi e chiedendo un «atto di responsabilità» ai dipententi pubblici che rimarranno «fermi un giro». Di certo il governo non aumenterà le tasse che, anzi, spera di poter abbassare entro la fine della legislatura soprattutto se sarà possibile raggiungere l'obiettivo di un rapporto deficit-Pil del 2,7% entro il 2012.
A prevalere devono essere i messaggi positivi e il Cavaliere ci tiene a smentire gli scontri che ci sono stati nel governo e a spazzare via le critiche dell'opposizione sul fatto che il presidente del consiglio avrebbe sottovalutato la crisi: «Accuse di qusto tipo sono assurde». Berlusconi, insomma, mette la faccia sulla manovra e si spinge a definire «giustificabile» la misura della tracciabilità dei pagamenti in contanti oltre i 5mila euro che in passato gli sembrava tanto una cosa da «Stato di polizia», una misura alla Visco. Ma adesso le cose sono cambiate ed anche il Cavaliere deve mettere nel conto misure vere per combattere l'evasione.
Quanto alla scontro con Tremonti, Berlusconi frena: «Giulio è bravissimo e, proprio per questo, è costretto a dire tanti no...». Tremonti ricambia definendo la riduzione prevista per le Regioni «consistente, non insostenibile», assicurando che «non ci saranno ticket sanitari» e spazzando via le voci di un premier di fatto commissariato: «Una manovra così» dice «la fa il presidente del consiglio, non un ministro o una parte del governo...».

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