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Data: 27/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La manovra economica - Province, il governo ci ripensa. Tremonti smentisce i tagli, i presidenti avevano già alzato le barricate

IL DIETRO FRONT SULLA MANOVRA Celani (Ascoli): ci restituissero Fermo E in Molise pensano al Molisannio

PESCARA. Il presidente molisano della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto (Pdl) era già pronto a rifare le forche caudine quando in serata è arrivata la smentita del ministro Tremonti: «Nella manovra non ci sono i tagli della mini Province, quelle per intenderci con meno di 220mila abitanti» (con l'esclusione di quelle di confine e delle regioni a statuto speciale). Una giornata in fibrillazione per i rappresentanti di quei dieci enti finiti nel mirino e poi usciti fuori grazie allo stop imposto da Umberto Bossi (Lega). Come Isernia, fra quattro anni, sarebbero scomparse Biella (in Piemonte, 187mila abitanti) Massa Carrara (Tosacna, 203mila), Ascoli Piceno (Marche, 212mila), Fermo (Marche, 176mila), Rieti (Lazio, 159mila), Matera (Basilicata, 203mila), Crotone (Calabria, 173mila) e Vibo Valentia (Calabria 167mila).
Il «giallo» è stato svelato con una spiegazione tecnica: per rendere operativa l'abolizione delle dieci mini Province non basta il decreto legge approvato dal consiglio, ma servirà anche un ulteriore provvedimento: un decreto ministeriale attuativo.
Da Isernia a Carrara, allora, c'è stato un sospiro di sollievo. Con l'appoggio di Gigi Buffon, che si è fatto sentire dal pre ritiro della Nazionale al Sestriere quando ha appreso che fra i tagli c'era anche la «sua» Carrara: «Non è giusto, per me è un vero e proprio senso di appartenenza. E' come la maglia. Ma siamo sicuri che a 220.000 non ci arriviamo?».
I tagli di tre delle dieci Province interessano da vicino l'Abruzzo. Sono quelli che hanno tenuto su di giri Isernia (provincia che confina con l'Alto Vastese e con l'Alto Sangro), Rieti (Aquilano) e Ascoli (Val Vibrata). «Avrebbero dovuto solo provarci», è la reazione del presidente marchigiano Pietro Celani (Pdl) che parla di beffa: «Solo poco tempo fa ci hanno portato via Fermo, ce la restituissero così torneremmo sopra i 380mila abitanti e non se ne parlerebbe più. Prima, però, ci ridiano anche i soldi, milioni e milioni di euro, che abbiamo speso per quella inutile separazione». Ultima eventualità per Celani, nel caso in cui si tornasse a parlare di cancellazioni, sarebbe quella di ridisegnare i confini. «Chissà», ipotizza, «potremmo unire Ascoli, Fermo e Teramo».
In Molise, mentre il presidente della Regione Michele Iorio aveva già detto che bisognava rivedere subito i confini delle Province, il presidente della Provincia di Isernia, dall'alto dei suoi «soli» 180 dipendenti e del bilancio in attivo, ha tuonato: ««Si riducano i parlamentari piuttosto». Eppure solo poche settimane fa era nata l'ipotesi bipartisan di promuovere un referendum per unire al Molise molti comuni del Beneventano, in Campania, dell'Alto Sangro e della provincia di Foggia, in Puglia. Questo per dare vita ad una nuova regione, il Molisannio appunto, da circa un milione di abitanti. Un'idea attorno alla quale, in Molise, assicurano che alcuni parlamentari «ci stanno lavorando».
E la Provincia di Rieti? Il presidente Fabio Melilli ricorre all'ironia: «Mi piacerebbe sapere se quel genio che vorrebbe cancellarci ha previsto anche dove finiremmo visto che dovrà sparire la Provincia di Roma: dobbiamo essere accorpati a Terni o all'Aquila?».

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