Bossi: «Un testo ci vuole, è la gente che ce lo chiede»
ROMA. Il disegno di legge sulle intercettazioni inizierà la sua corsa parlamentare lunedì prossimo ma il governo fa marcia indietro sulla fiducia. E non solo su quella. L'ostruzionismo delle opposizioni e l'altolà di finiani e Lega, ripristinano alcuni punti del testo già licenziato alla Camera, il cosiddetto lodo Bongiorno. Il cronista potrà pubblicare «per riassunto» gli atti delle indagini e gli editori, nel caso di intercettazioni coperte da segreto istruttorio, dovranno pagare una multa da 25.800 euro a 309.800. Non più quindi da 64.500 euro a 464.700. Confermata la clausola dei «gravi indizi di colpevolezza» per concedere le intercettazioni. Sono le principali novità emerse dal vertice della maggioranza.
E' il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a smentire Elio Vito, il ministro per i rapporti con il Parlamento che aveva annunciato la fiducia sul disegno di legge. «Al momento - dice - non abbiamo assolutamente ragione per porre la fiducia». Umberto Bossi rispondendo a una domanda sulle sue preferenze tra il testo della Camera e quello del Senato, dice «basta che passi, senza far casino». Poi aggiunge: «Un testo va approvato perché se chiedete ai cittadini se vogliono essere intercettati vi rispondono di no. E' quindi uno strumento da limitare».
Durissima la reazione di Pd e Idv al calendario deciso dalla maggioranza. I senatori di Idv si sono presentati in aula con cartelli sulle giacche con scritto: «No al bavaglio». Ben 80 senatori democratici sono intervenuti contro il provvedimento. Respinta la richiesta di Pd e Idv di far tornare il disegno di legge in Commissione. Durissima Anna Finocchiaro. «Né i senatori dell'opposizione né quelli della maggioranza, né il Senato devono subire l'oltraggio di dover dire signorsì» tuona la capogruppo Pd a palazzo Madama. Alfano nel mirino. «Se Berlusconi avesse un ministro vero piuttosto che un portaordini, e consiglieri che fossero innanzitutto parlamentari invece che avvocati difensori, l'Italia avrebbe già una buona legge sulle intercettazioni, magari condivisa».
«Tornare al testo della Camera sulle intercettazioni è come passare dalla padella alla brace», attacca Di Pietro. Il leader di Idv chiede che le norme siano sottoposte al più presto all'attenzione del Capo dello Stato e dei cittadini. «Vogliamo sapere se il il Presidente ha il coraggio, tra virgolette, di firmare un provvedimento che imbavaglia l'informazione libera e blocca i magistrati». Si schiera anche il procuratore antimafia Grasso: «Le intercettazioni servono a scoprire dall'interno i segreti di un'organizzazione». E qualche crepa si apre nella maggioranza. I finiani hanno chiesto a Berlusconi, in un vertice a palazzo Grazioli, di tornare al lodo Bongiorno. Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, ha ribadito che «le intercettazioni sono uno strumento staordinario e prezioso».