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Pescara, 20/04/2026
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Data: 27/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scontro nel Pdl: «L'Aquila bancomat abruzzese». Spaccatura nel partito di maggioranza: anche l'amministrazione Del Corvo rischia la crisi, per Srour

PESCARA - Aria tesa, tesissima. L'hanno messo con le spalle al muro e poi l'hanno costretto a difendersi, ad accusare, a ribaltare. E alla fine solo alla fine quando ormai non c'era proprio via di scampo, Gianni Chiodi ha alzato le mani: la ritiro. La delibera-pirata, quella che scippa i soldi alla città terremotata, vergogna e rovina per il Pdl abruzzese, viene azzerata alle nove di mercoledì sera dopo una serie di minacce, altoltà e lettere roventi. Ma lascia una ferita profonda all'interno della maggioranza, niente è più come prima dicono i consiglieri all'uscita, qui sembra di stare ai tempi di Giovanni Pace.
Si taglia a fette l'aria nel Pdl abruzzese, volano parole grosse nella riunione di maggioranza e quelle nei corridoi sono ancora più pesanti: il furto di 17 milioni di euro ai danni dell'Aquila è una tafazzata, è una sciacallata, peggio delle risate degli imprenditori della cricca perchè quelli almeno non erano abruzzesi, sussurrano i consiglieri. Ma non sono soltanto gli aquilani, i Giuliante i Ricciuti i De Matteis a mettere in mora l'assessore al Bilancio Carlo Masci e il presidente Chiodi, sono tutti i pidiellini presenti alla riunione e non tutti per motivi nobili. Quei soldi sono andati a finanziare feste e fiere, ma solo quelle che stavano a cuore a Chiodi, Masci e a qualche altro politico, e allora perchè non estendere i benefici a tutti? Anche di questo alla fine si è parlato mercoledì, prima che prevalesse la linea del buon senso e tutti lasciassero da parte i propri appetiti.
Le micce sono tante, si spostano fino all'Aquila: a due mesi dall'insediamento di Antonio Del Corvo, sulla Provincia incombe la minaccia di crisi dell'assessore Mimmo Srour, «o mi date i mezzi oppure addio». Entro la fine della settimana Srour deciderà se stare dentro o fuori e se opterà per il saluto ritirerà l'appoggio alla giunta senza neppure il tante grazie. Assessore alla ricostruzione per modo di dire, e alla faccia dell'Aquila. Come alla faccia dell'Aquila ritarda il rimpasto della giunta regionale, nata e prosperata senza esponenti del capoluogo. Neppure adesso, a un anno dal terremoto. E proprio L'Aquila diventa il terreno di scontro e di confronto sul quale Chiodi mercoledì è stato messo in croce dai colleghi della maggioranza, L'Aquila che è diventata il «bancomat dell'Abruzzo»: di questo parla l'interrogazione parlamentare presentata dal deputato Pd Giovanni Lolli, 47 milioni di euro versati dalla società di assicurazione per l'ospedale San Salvatore e destinati a «sopravvenienze attive» nel bilancio della Asl, cioè utilizzato per ripianare il debito sanitario o addirittura per ristrutturare altri ospedali della Asl, quelli della Marsica per esempio. Sospetti che avvelenano gli aquilani ma anche pezzi importanti della maggioranza e che rischiano di far franare il fragile equilibrio del Pdl basato su prebende clientelari.
Come quelle, tutte quelle contenute nella delibera Omnibus firmata da Chiodi e da Masci e finanziata con i fondi degli aquilani. Esempi: un contributo al Comune di Chieti di 200 mila euro «a sostegno di uno specifico progetto culturale», altri contributi al teatro Marrucino e al pluripremiato sindaco Umberto Di Primio; oppure i 350 mila euro «a favore del liceo musicale Braga» di Teramo, la città del presidente o altri 5 milioni di euro alle aziende per il diritto allo studio di Teramo, Chieti e L'Aquila o 12.350.000 euro per le spese del personale e di funzionamento dell'Arssa. C'è da far felice un mondo di circoli e circoletti cari a Masci con i soldi dei terremotati: all'operazione si prestano anche i finiani che cedono alla Saga i finanziamenti per il sostegno alle imprese, e lì finiscono i 2,50 milioni di euro del "fondo unico per le agevolazioni". Nessuna giustificazione fornisce Chiodi nella riunione di maggioranza: «La delibera era stata portata in giunta dieci giorni prima, io avevo incaricato Masci di illustrarla alla maggioranza». Poi Masci se n'è dimenticato. O forse ha rimosso: per dare una fregatura ai terremotati meno testimoni ci sono meglio è.

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