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Pescara, 20/04/2026
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27/05/2010
Il Messaggero
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La manovra economica - Abolizione di 10 Province, è giallo. Rivolta dei presidenti, il Tesoro precisa: servirà un altro passaggio |
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ROMA Un conto certamente pesante per i dipendenti pubblici, che vedono congelate per tre anni la propria retribuzione. Ma salatissimo anche per gli enti locali, che complessivamente contribuiscono a circa metà della manovra. L'ultima versione del decreto legge - che però potrebbe non essere ancora quella definitiva - contiene, oltre alla soppressione delle piccole Provincie, anche una stretta sui compensi dei consiglieri comunali e provinciali. E rende strutturali, come ha confermato lo stesso ministro Tremonti, l'innalzamento di fatto dell'età pensionabile (attraverso la cancellazione delle vecchie finestre) che per il momento coinvolge anche chi ha maturato 40 anni di contributi. Per la riduzione dei costi della politica è confermata la scelta di lasciare agli organi costituzionali, Parlamento compreso, l'autonomia di intervenire sui propri ordinamenti. Mentre per ministri e sottosegretari non parlamentari la decurtazione sarà del 10 per cento. La riduzione del rimborso elettorale ai partiti è più contenuta, 90 centesimi a votante invece di un euro, ma i fondi non saranno più erogati in caso di interruzione della legislatura. Per consiglieri comunali e provinciali l'importo dell'indennità non potrà superare un quinto di quella del sindaco o presidente e sono previste ulteriori decurtazioni, fino al 10 per cento, in base al numero degli abitanti. E a proposito di Province, il testo aggiornato del decreto prevede la cancellazione di quelle con meno di 220.000 abitanti purché non confinanti con Stati esteri o incluse in Regioni a statuto speciale. Ma questa novità non è stata confermata ufficialmente ed anzi sembrerebbe smentita da battute attribuite allo stesso Tremonti e al premier durante un incontro con i parlamentari. Più tardi fonti del Tesoro hanno fatto sapere che per la cancellazione effettiva, come del resto è scritto nel testo, servirà un decreto attuativo. A complicare le cose c'è anche la sospetta incostituzionalità di una norma di questo tipo. Gli enti locali interessati sarebbero comunque dieci: Biella e Vercelli, Massa Carrara, Ascoli Piceno e Fermo, Rieti, Isernia, Matera, Crotone e Vibo Valentia. Naturalmente molti dei presidenti interessati non hanno mancato ieri di far sentire la propria protesta. Paradossalmente, questo intervento accende gli animi ma non ha una grande valenza finanziaria. Ben più rilevanti sono i tagli decisi a carico di Regioni, Comuni e Provincie. Con le modifiche al Patto di stabilità interno le prime perderanno a regime dal 2012 5,5 miliardi (1 riguarda quello a Statuto speciale) mentre le Province daranno un contributo di 500 milioni e i Comuni di 2,5 miliardi. Ma aggiungendo a queste voci altre riduzioni di trasferimenti per oltre 2 miliardi, e oltre un miliardo che verrà sottratto al Fondo sanitario nazionale in base alla nuova stretta sul pubblico impiego, l'importo complessivo a carico delle autonomie locali sale a circa la metà della manovra finanziaria complessiva, che vale 24,9 miliardi. Per il pubblico impiego resta il congelamento delle retribuzioni, che scatterà però dal 2011 e sarà triennale, con riferimento ai livelli di quest'anno. I dirigenti pubblici avranno una decurtazione del 5 per cento oltre i 90.000 euro di stipendio e del 10 per cento oltre i 150.000. I ministeri subiranno tagli del 10 per cento, la presidenza del Consiglio anche ulteriori riduzioni, ma in cambio acquisirà il Dipartimento per lo sviluppo che attualmente dipende dal ministero per lo Sviluppo economico. Il capitolo previdenza oltre alla stretta sull'invalidità (la percentuale richiesta per l'indennità passa dal 74 all'85 per cento) prevede il sostanziale superamento del meccanismo delle finestre di uscita per le pensioni. D'ora in poi sia per l'uscita di vecchiaia, che quello di anzianità, occorrerà attendere dodici mesi (diciotto per gli autonomi) dopo la maturazione del requisito. Di fatto l'età di vecchiaia passa a 66 anni per gli uomini e 61 per le donne. Al momento non sono previste eccezioni per chi ha 40 anni di anzianità, che dovrebbe quindi continuare per un anno a versare contributi infruttuosi ai fini della sue pensione. E per ora è saltata anche l'accelerazione del passaggio a 65 dell'età di uscita per le dipendenti pubbliche. Sul fronte fiscale accanto al pacchetto anti-evasione è confermata la stretta sui fondi immobiliari chiusi, che ha valore retroattivo e si configura di fatto come una nuova imposta in una manovra che voleva esserne priva. Nell'ultima versione del testo è prevista la modifica del Tuf e l'adeguamento dei fondi tramite il pagamento di un'imposta sostitutiva dell'8% nella media dei valori netti del fondo risultanti dai prospetti semestrali redatti nei periodi d'imposta 2007, 2008 e 2009. Rispetto al testo precedente è stata introdotta una rateizzazione del pagamento: il 40% è dovuto entro il 31 marzo 2011, il resto in due rate di pari importo, di cui la prima entro il 31 marzo 2012 e la seconda entro il 31 marzo 2013.
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