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Data: 28/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Allarme rosso nelle Regioni: «Così finisce il federalismo fiscale» Con il taglio di 4,5 miliardi, il budget globale si ridurrebbe a 500 milion

ROMA - «È una manovra insostenibile per le Regioni» hanno scritto in una nota i governatori (tutti, di centrodestra e di centrosinistra) dopo aver confermato ieri l'emiliano Vasco Errani come presidente della loro Conferenza. L'insostenibilità sta nel fatto che «oltre il 50% del peso» complessivo della manovra è posto a carico dei bilanci regionali. Ma non si coglierebbe a pieno la protesta se si trascurasse l'ulteriore, drammatico allarme lanciato dai federalisti più convinti: «Se il decreto non cambia - ha detto Romano Colozzi, assessore Pdl al Bilancio della Lombardia - siamo al de profundis del federalismo fiscale». Il problema non sono soltanto i pesanti tagli al budget e dunque ai servizi, ma Colozzi (confermato coordinatore delle Regioni per gli affari finanziari) ha spiegato ieri ai suoi colleghi che anche tecnicamente l'esercizio delle deleghe sul federalismo fiscale diventerà impossibile se saranno confermati i tagli ai trasferimenti per 4 miliardi nel 2011 e per 4,5 miliardi nel 2012.
Per le Regioni insomma è una questione di vita o di morte e la drammaticità della battaglia che si aprirà nei prossimi giorni con il governo è stata motivo non secondario dell'elezione bipartisan del governatore dell'Emilia. Errani è un dirigente del Pd, dunque espressione di una minoranza dei governatori. Ma, dopo la manovra, tutti hanno voluto lanciare un segnale di combattività. Certo, a questo va aggiunto anche il braccio di ferro tra Roberto Formigoni e i leghisti, che alla fine ha bloccato le ambizioni del governatore lombardo. Tuttavia Formigoni, appena ha capito le difficoltà sul suo nome, è stato il primo a puntare sulla «continuità» di Errani (che già è stato per un quinquennio presidente della Conferenza dei presidenti). E ieri Errani, subito dopo l'elezione, si è premurato di dare alla scelta un carattere strettamente «istituzionale»: «Nelle Regioni non esistono maggioranze o minoranze», ha sottolineato.
Esistono semmai governatori più o meno convinti della bontà del federalismo fiscale. E ora, paradossalmente, i più allarmati sono i primi. «La legge delega sul federalismo - ha spiegato ancora Colozzi - divide le spese regionali in due grandi aree. Per quella che riguarda la sanità, l'istruzione e l'assistenza la legge prevede la perequazione al 100% sulla base dei costi standard. Vuol dire che in Calabria come in Lombardia va garantita la medesima prestazione, dunque con eguale esborso da parte delle Regioni. Nel secondo comparto invece sono inclusi i sostegni alla produzione, al turismo, insomma al restanti attività economiche e sociali. É in questo comparto, dove la perequazione non è totale, che si svilupperà davvero il federalismo fiscale, cioè l'autonomia delle Regioni. Ma la legge prevede che non si possa aumentare il carico fiscale. E che bisogna redistribuire i trasferimenti dello Stato, attualmente pari a 5 miliardi. Se la manovra ne toglie 4,5 nel 2012 cosa resta? Nulla di nulla».
Colozzi, come Formigoni, si dice federalista convinto. Anzi dice di più: «Che il governo deve aver fatto questo senza rendersene conto». E a dire il vero anche nella Lega molti cominciano a preoccuparsi. Giancarlo Giorgetti ieri provava a tirare su il morale dei suoi: «Vedrete che se le risorse pubbliche si riducono, la domanda di federalismo crescerà». In realtà anche al vertice del Pd sono arrivate le minacce dei sindaci del Nord: «Se il governo ci affama, aderiremo anche noi alla protesta di chi chiede che il 20% dell'Irpef resti nel territorio». Comunque questo schema è del tutto esterno alla legge delega. Se scattasse una molla di questo tipo il federalismo fiscale impazzirebbe prima di vedere la luce.
Errani, che ieri ha ricevuto le congratulazioni del ministro Fitto, ha già in programma un incontro a breve scadenza con il governo. La conflittualità peraltro sembra destinata ad allargarsi: il governatore della Toscana Enrico Rossi ha anche annunciato che solleverà il conflitto di attribuzioni presso la Corte costituzionale se sarà confermato il condono per le «case fantasma». Intanto un altro allarme è arrivato dalla Corte dei Conti, che sempre ieri ha presentato la sua relazione al Parlamento sui bilanci di Comuni e Province nel biennio 2007-2008. I disavanzi delle amministrazioni locali, è scritto nel rapporto, sono «nettamente più favorevoli» rispetto alle previsioni. Tuttavia ciò è avvenuto per una crescita «molto sostenuta delle entrate», a fronte «di una forte accelerazione della spesa corrente e della caduta della spesa in conto capitale». Insomma le tendenze «strutturali» della spese presentano andamenti preoccupanti in vista del federalismo fiscale.

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