| |
|
| |
Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.303
|
|
|
|
|
|
|
28/05/2010
Il Messaggero
|
Tagli alle indennità, scontro nella maggioranza. Auto blu con tv, per Giuliante è «una caduta di stile: evitare di questi tempi di enfatizzare il privilegio» |
|
PESCARA - E adesso che persino i ministri del governo Cameron-Clegg viaggeranno in mezzi pubblici e quindi in bus metrò e treno e rigorosamente in seconda classe perchè così vuole la Regina Elisabetta, e che Brunetta e Tremonti annunciano il giro di vite per le 629.120 auto blu della Casta, nei giorni della manovra lacrime & sangue la giunta della Regione Abruzzo non solo rinnova il parco auto ma alle già strabilianti Audi A6 aggiunge delle inutilissime tv analogiche per non annoiarsi durante i viaggi da casa all'ufficio. Un'altra figuraccia commentano i consiglieri-peones, quelli che l'auto blu non possono permettersela. E persino il capogruppo Pdl striglia la politica consumistica della giunta Chiodi: «La politica è fatta di segnali - commenta Gianfranco Giuliante - quindi nel momento in cui il governo vara la manovra da 25 miliardi è evidente che la sottolineatura del privilegio con l'acquisto delle tv è una caduta di stile». Caduta di stile, per dirla con eleganza. Ma anche la proposta di legge sul taglio degli stipendi dimenticata nel cassetto da agosto scorso dal presidente del Consiglio Nazario Pagano adesso improvvisamente e opportunisticamente verrà riesumata. Lo sbandiera ai quattro venti Pagano che per martedì prossimo convoca i capigruppo per «pervenire a un testo che sia il più possibile condiviso dalle forze politiche presenti in Consiglio regionale». Un'accelerata imposta dalla mossa a spariglio dei consiglieri Pd che si sono autoridotti lo stipendio del 10% e dall'annuncio della scure da parte del governo nazionale: quando insomma mancano pochi giorni al taglio inflitto da Roma la Regione tenta il sorpasso per poterci mettere il cappello sopra e poter dire, «avete visto, ce li siamo tagliati noi». Una mossa che provoca mugugni all'interno del Pdl e critiche da parte del Pd: «Pagano continua ad annunciare riforme sui costi della politica - dice Camillo D'Alessandro - e ora sposta l'attenzione su una proposta per tagliare enti inutili a cui Chiodi dedicò una parte del suo intervento il giorno dell'insediamento, circa 15 mesi fa. A Pagano forse sfugge che ciò che lui annuncia fu già annunciato da Chiodi, inutilmente». Il mugugno pidiellino sottolinea invece che Pagano deve stare al posto suo, che il suo ruolo è quello di presidente del consiglio e quindi super partes, e le proposte di legge semmai le presenta il gruppo. Tutta pubblicità, tutta vanità quella del presidente del Consiglio: alla faccia dei cattivi, cioè i consiglieri. Quindi loro, furbi, sommessamente si preparano alla rivolta: la proposta di legge gliela silureranno, la bocciatura quindi arriverà da parte della stessa maggioranza. Un segnale in questo senso lo darà il capogruppo Giuliante che oggi presenterà un progetto di riduzione delle indennità in linea con la proposta Calderoli, proprio per non far vedere che il Pdl subisce i tagli da Roma. Ma anche per snobbare l' iniziativa che Pagano, più a chiacchiere che a fatti, sta facendo sui costi della politica da un anno a questa parte. Aria di scollamento nel Pdl: stipendi e televisori sulle auto blu c'entrano ma non sono tutto. Il malessere è profondo e continua a ruotare intorno ai fondi scippati ai terremotati, a quella delibera con cui Chiodi e l'assessore al Bilancio Carlo Masci hanno tentato di dirottare 17 milioni di euro a favore di attività culturali e sportive, in pratica ai circoli amici. Una delibera approvata all'unanimità dalla giunta regionale e poi per fortuna ritirata: Chiodi si è impegnato ufficialmente a strapparla e quindi se n'è assunto la responsabilità facendo da paravento a Carlo Masci. Per il presidente è il secondo errore con annesso mea-culpa dopo la norma sui dirigenti d'oro, per Masci la richiesta di dimissioni è stata soltanto accontonata. Anche perchè secondo la maggioranza dei pidiellini il bon ton politico avrebbe voluto che fosse stato lui a dimettersi. O almeno a fare la mossa.
|
|
|
|
|