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Data: 28/05/2010
Testata giornalistica: La Stampa
La Marcegaglia promuove la manovra. Il premier: «Emma in squadra, chi è d'accordo alzi la mano». La platea lo gela. La replica: allora non lamentatevi più

La manovra economica «contiene misure che Confindustria chiede da tempo. Perciò diamo pieno sostegno alla linea di rigore del ministro dell'Economia». La leader degli industriali, Emma Marcegaglia, promuove così l'approccio di Giulio Tremonti, ma non in pieno la manovra. Perchè - spiega - «mancano interventi strutturali per incidere sui meccanismi di formazione della spesa pubblica». E «servono riforme per rilanciare lo sviluppo». La manovra va quindi rafforzata in Parlamento, chiede Confindustria. È un buon primo passo, con misure che «si muovono correttamente per rallentare la spesa e arginare l'evasione», ma non è sufficiente. Bisogna guardare oltre l'emergenza, servono interventi strutturali: la spesa pubblica deve diminuire di almeno un punto di Pil l'anno per i prossimi tre anni. Emma Marcegaglia lo dice con chiarezza, parlando alla presenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'assemblea annuale degli industriali: «Nessuna voce è intoccabile». Servono «tagli alle stipendi pubblici, aumenti dell'età effettiva di pensionamento, revoca delle false invalidità, tagli alla sanità». Per le pensioni, dice il dg di Confindustria Giampaolo Galli, misure come lo scorrimento delle finestre «se fatte solo per sei mesi non servono». «Sono d'accordo con Emma Marcegaglia, dobbiamo rendere strutturali gli interventi previsti dalla manovra», commenta il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

Per Confindustria «mettere in ordine i conti pubblici non basta e non è neppure duraturo senza profonde riforme strutturali. Riforme che modificano l'operare dello stato, il perimetro della sua azione, la stessa concezione della sua funzione». Misure «più che mai urgenti». Così Emma Marcegaglia incalza: «La sforbiciata agli enti e ai costi della politica è sacrosanta ma è solo un buon inizio». Se il Paese deve fare sacrifici «è del tutto impensabile che non sia la politica per prima a ridurre energicamente i suoi privilegi». I tagli alle indennità dei membri del governo: «un timido esordio». Perchè «è 'arrivato il momento nel quale i politici italiani, dal Parlamento giù sino all'ultima comunità montana, taglino i propri stipendi e le dotazioni per segreterie e collaboratori, disboschino esenzioni e agevolazioni».

Bisogna guardare oltre l'emergenza. Se il governo ora vara una misura di rigore non è «il frutto di una scelta politica maturata con lungimiranza e senso di responsabilità. È stata imposta dall'andamento dei mercati». Ed ora tocca al Parlamento, al quale Confindustria chiede un impegno bipartisan: nell'iter alla Camera ed al Senato le misure di rigore della manovra «non vanno indebolite, vanno rafforzate».

Il passo delle riforme è stato «troppo lento e uno scontro politico e sociale sulla finanziaria potrebbe bloccarle del tutto». Invece, dice Emma Marcegaglia, «bisogna accelerarle». Difficilmente, però, la Marcegaglia accetterà l'offerta di Berlusconi come sostituta di Scajola al ministero dello Sviluppo. Dal palco Berlusconi ha deciso di prendere di petto la questione, di chiedere «da imprenditore agli imprenditori» se fosse lecito, nonostante i rifiuti ricevuti, «un atto di condivisione». L'ha platea lo ha gelato. Una sola mano alzata, subito ritirata. Berlusconi, "chiamando" al governo la leader degli imprenditori, dicono fonti vicine al Cavaliere, intendeva sollecitare Confindustria a una «assunzione di responsabilità». Tanto che a fronte della fredda accoglienza ricevuta dai vertici confindustriali, lasciando la sala dell'assemblea avrebbe commentato: «Se è così, allora poi non lamentatevi...».

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