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Data: 29/05/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La manovra economica - Il decreto torna in alto mare. Battaglia nella maggioranza. Berlusconi: «Non ho ancora firmato niente»

ROMA. La manovra? Non c'è. A rivelare la verità semplice e stupefacente allo stesso tempo, è stato lo stesso Berlusconi. Dopo un'ora e mezzo di colloquio al Quirinale, il premier si è infatti concesso una delle sue passeggiate-passerella per il centro di Roma. Fra una stretta di mano, una fotografia e la visita in un bottega antiquaria, rivela che la manovra «non è ancora arrivata».
Dei famosi 54 articoli, nero su bianco, non c'è insomma traccia. E al Quirinale confermano. Il Cavaliere non ha portato a Napolitano la manovra per illustraglierla, come tutti pensavano. «Devo ancora firmarla», avrebbe anzi confessato Berlusconi al presidente della Repubblica. I due si sarebbero così occupati solo di depennare la lista dei Cavalieri del lavoro da nominare in vista del 2 giugno. Un elenco che doveva passare dalle 40 candidature ai 25 prescelti.
Dopo annunci, smentite, correzioni e prime proteste, si riparte insomma da (quasi) zero. La verità è che sulla manovra si starebbe ancora consumando una dura trattativa tutta interna alla maggioranza su molti punti controversi. Lo dimostra il balletto sulle mini-province, di cui lo stesso Berlusconi ha prima annunciato e poi smentito la cancellazione. O l'allarme rosso scattato ieri nella Lega sul federalismo. Per non dire del ripensamento che starebbe prendendo corpo in queste ore rispetto all'ipotesi di rateizzare la liquidazione ai dipendenti pubblici. Ipotesi che rischia di scatenare la rivolta degli statali, ma soprattutto una preoccupante fuga dei tecnici e dei dirigenti più capaci.
La trattativa, tesa e dura, starebbe coinvolgendo tutti i protagonisti in campo. Compreso Gianfranco Fini che non a caso ieri ha disdetto a sorpresa, e senza spiegazioni, la partecipazione a un importante convegno. Probabilmente proprio per seguire da vicino gli aggiustamenti in corso d'opera della manovra. Fra le ipotesi allo studio in queste ore c'è ad esempio una mezza marcia indietro anche sulla cancellazione degli scatti di anzianità dei magistrati. La nuova ipotesi prevederebbe di non cancellarli, ma solo di congelarli e rinviarli di qualche anno.
Inevitabile l'insurrezione delle opposizioni. «E' una pagliacciata», commenta Marco Causi (Pd), «nella sostanza c'è solo una grande e preoccupante confusione». Il Pd ribadisce la propria contrarietà a un testo che Bersani definisce un «attacco al Welfare» mentre Di Pietro sottolinea che sarà in piazza accanto ai lavoratori.
D'altra parte, dopo le critiche alla manovra e il no della platea degli imprenditori alla sua proposta di fare la Marcegaglia ministro, a Berlusconi brucia ancora lo schiaffo della Confindustria. Alla presidente degli industriali suggerisce così «di leggere con maggiore attenzione i 54 articoli della manovra». Che però, come s'è detto, è impossibile leggere perché non è stata ancora presentata. In un'intervista a Canale 5, Berlusconi ricorda agli industriali le misure che sarebbero presenti nel provvedimento: fiscalità di vantaggio per il Sud, sportello unico per le imprese, l'abolizione di 27 enti inutili, rafforzamento della lotta all'evasione fiscale. Ma il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei, sottolinea che l'assemblea degli imprenditori ha dato una «risposta molto eloquente» all'offerta rinnovata a Emma Marcegaglia di prendere il posto di Scajola: «Berlusconi aveva già fatto la domanda io non l'avrei mai rifatta».

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