Crescono le proteste. Bersani accusa: «Spettacolo inverecondo»
ROMA. Il testo della manovra economica con la firma di Berlusconi è approdato finalmente sul tavolo del presidente Napolitano. Di quale documento si tratti non è però ancora chiaro, visto che il testo è stato modificato più volte rispetto a quello presentato alle parti sociali, in un clima di scontro nella maggioranza sui tagli e sul federalismo. In serata il portavoce del governo Bonaiuti conferma una sola cosa: che l'abolizione delle mini province è rinviata.
Pier Luigi Bersani denuncia lo «spettacolo inverecondo» perché «non si sa bene cosa il consiglio dei ministri abbia approvato». Il leader del Pd descrive una situazione giunta «ai limiti estremi del quadro costituzionale» con una manovra «frutto amaro e ingiusto di due anni di menzogne e bugie». Ma il ministro Tremonti assicura che il testo della manovra ha già avuto la «bollinatura» della ragioneria dello Stato.
Il clima di incertezza è stato evidenziato da un nuovo incidente tra Berlusconi e Napolitano: ai giornalisti che gli chiedevano se avesse firmato il provvedimento, il premier rispondeva che «era all'attenzione del capo dello stato, viene firmato quando il Colle darà la sua valutazione».
Parole subito corrette da Palazzo Chigi, pronto a mettere una toppa all'ennesima gaffe del premier: il capo del governo firma e poi sottopone, non può firmare dopo il parere del capo dello stato. Di Pietro proteste e avverte: «In questo modo «le tensioni possono sfociare in un'autentica rivolta sociale». La manovra viene limata di continuo in un clima di tensione nella maggioranza. E sul federalismo il finiano Bocchino chiede di conoscere i costi reali.
Le reazioni di enti locali e categorie sono di allarme. Protestano le Regioni che chiedono a gran voce di rivedere i tagli sui quali si basa gran parte della manovra perchè, denuncia il presidente della Toscana Enrico Rossi, si rischia di tagliare lo stato sociale e il diritto dei cittadini ai servizi sociali.
In campo scendono i magistrati: l'Anm, il sindacato delle toghe, denuncia «una manovra iniqua, sperequata e incostituzionale» e deciderà la proclamazione di uno sciopero dopo l'incontro previsto per domani col sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta. La Cgil prepara la manifestazione nazionale a Roma del pubblico impiego del 12 giugno e, in settimana, deciderà la proclamazione dello sciopero generale per il 25. Protestano i medici, gli istituti di cultura, gli astrofisici e gli albergatori. Per la Federalberghi «lascia esterreffatti l'ipotesi che legittima il comune di Roma ad istituire una tasa di soggiorno sui turisti». Anche la Cgil fa i conti e prevede buste paga più leggere di 1600 euro ogni anno per i lavoratori della scuola per l'abbattimento degli automatismi.
Le incertezze riguardano anche il destino delle piccole province e il ruolo della protezione civile, oltre che la sopravvivenza di alcuni enti. Le uniche certezze sembra riguardino proprio la platea più vasta: blocco dei contratti del pubblico impiego, stop agli scatti della busta paga e differimento di pensione e liquidazione.
In questa situazione, il ministro Rotondi chiede all'opposizione un atteggiamernto «di responsabilità». Dal Pd con Fassina arriva un no «per mancanza di equità e di misure di rilancio» ma anche i moderati dell'Udc prima possibilisti stanno ripensandoci: «Se la manovra non contiene elementi innovativi non possiamo avvallarla in parlamento» dice Pier Ferdinando Casini.