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Data: 31/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La manovra economica - Napolitano chiede chiarimenti e il governo modifica il testo. Il Presidente: tutelare scuola, cultura e ricerca. Oggi atteso il via libera

ROMA Il dito del presidente Napolitano è stato puntato su uno dei settori a lui più cari, che riguardano il nostro futuro: la ricerca, la scuola, la formazione dei giovani, la loro condizione di docenti e ricercatori. E' la nuova Italia che faticosamente, vista la crisi, merita fiducia e dunque investimenti, perché la ripresa e lo sviluppo passano per questo fronte. Perciò il capo dello Stato ha congelato la firma al decreto sulla manovra, chiedendo al governo un supplemento d'attenzione e una riconsiderazione dei sacrifici. Il Colle condivide la necessità dei tagli, del giro di vite imposto dai conti, ma la parola «innovazione» non può essere affettata dalla scure del governo. A cominciare dalla riforma dell'Università che il capo dello Stato chiede sia finanziata anche nel 2011. Ecco il senso delle osservazioni che il Colle ha recapitato a palazzo Chigi, passando come al solito per Gianni Letta, condite da quella "moral suasion" che è il metodo seguito da Napolitano. In uno spirito di leale collaborazione istituzionale tante volte richiamato dal Quirinale, soprattutto nei momenti di aspra frizione con il premier che stavolta ha funzionato garantendo reciproca attenzione tra Colle e palazzo Chigi. E infatti, a quanto si apprende da ambienti del Quirinale, è pervenuto ieri sera il testo del decreto modificato dal governo dopo le sollecitazioni di Napolitano. Il quale, nel prendere atto degli intendimenti manifestati di dare seguito alle indicazioni da lui prospettate, dopo una rapida verifica del testo provvederà nella mattinata di oggi alla emanazione del provvedimento. Dunque, nessuno scontro all'arma bianca né sul condono né sull'uso del decreto, ma la "speciale considerazione" che il Quirinale ha per il futuro dell'università e della ricerca, contrario come hanno ripetuto più volte in tanti, da Confindustria allo stesso governo a penalizzare gli enti impegnati in questo campo. E' una questione di credibilità istituzionale difendere le promesse di investimenti e l'impegno sulla ricerca e opporsi ai colpi di scure su quei fondi: è qui che Napolitano è intervenuto per chiedere al governo di riconsiderare la decisione e di trovare altre soluzioni. Gli enti di ricerca si possono certo accorpare, ma i tagli indiscriminati vanno evitati. Soprattutto ed è la vera fonte di irritazione quirinalizia l'aver tagliato fondi a enti che istituzionalmente si occupano della salvaguardia culturale dell'unità nazionale, nel quadro delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia (1861-2011). Un taglio "leghista" che Napolitano, quale garante costituzionale dell'Unità, non intende digerire.Una nota informale, attribuita ad «ambienti del Quirinale» ha spiegato che il presidente ha rimesso alla valutazione del governo, che ha «l'esclusiva responsabilità degli indirizzi e del merito delle scelte di politica finanziaria, sociale e economica» una serie di «osservazioni su delimitati aspetti di sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento». Nei giorni scorsi palazzo Chigi aveva già accettato di trasformare in disegno di legge alcune misure che non potevano essere inserite nel decreto, mancando di necessità e urgenza: come l'abolizione di alcune Province, cosa che era contenuta nei programmi elettorali non solo del Pdl ma di quasi tutti i partiti. Una suddivisione del testo che non era dispiaciuta nemmeno a Berlusconi, andando incontro alle perplessità di una bella fetta della maggioranza e dei ministri. Il che dimostra come la «moral suasion» abbia già raggiunto risultati, prima della lettera di osservazioni che ha di fatto con gelato la firma di Napolitano alla manovra. Firma che dovrebbe arrivare oggi stesso, visto che palazzo Chigi si appresta stamattina a chiudere la questione. Annuncia infatti che «darà risposta alle osservazioni del capo dello Stato» avvisando che i tecnici sono al lavoro «nel quadro di un dialogo sereno e normale tra istituzioni». Dal che discende che la firma del Presidente possa avvenire in giornata. Sempre che Tremonti non si metta di traverso.

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