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Data: 31/05/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Roma, rischio doppio aumento Irpef: il prelievo salirà tra i 60 e i 2.000 euro

Dopo gli incrementi fissati dal Comune (+0,4%),
la Regione potrebbe ritoccare l'aliquota dello 0,3%

Ventiquattr'ore per sapere. Domani scopriremo se il mini-salasso che i romani subiranno dal 2011 sarà ancora più pesante. Tutto di fatto dipende dal piano di rientro dal deficit della sanità che verrà presentato dal presidente della Regione Renata Polverini. Se il Ministero dell'Economia (leggi Tremonti) non riterrà sufficiente il progetto per riemergere dal buco nei conti del Lazio, si profilerà l'ipotesi di un aumento della addizionale regionale sull'Irpef pagata dai contribuenti non evasori. Il che andrebbe a sommarsi al rincaro della addizionale comunale (+0,4%) già decisa dalla Giunta Alemanno per far fronte alla voragine nelle casse capitoline che si è aperta durante l'amministrazione Veltroni.

Le cifre sono tutt'altro che irrisorie. Tanto più che incombe un altro pericolo, questa volta sulle imprese. Parliamo, anche in questo caso, di ipotesi. Ma se i tagli proposti dalla Polverini domani non saranno veri e profondi, a quel punto la Regione non potrà accedere ai finanziamenti Fas (Fondi aree sottosviluppate) e automaticamente, per legge, scatterà anche un aumento dell'Irap, l'odiata tassa a carico delle aziende, sia che siano singole oppure società. Il rincaro sarebbe di un ulteriore 0,5 per cento sull'imponibile lordo.

Non serve un Nobel dell'economia per capire che tali e tanti interventi (alcuni certi, altri possibili) sono la prova che Roma, l'Italia e tutti noi siamo di fronte a una crisi economica di cui nessuno può predire gli sviluppi. I conti e i fatti però sono chiari. Il Comune di Roma, guidato dal Centrodestra, da sempre ostile all'aumento delle imposte, tanto da averne fatto una eterna bandiera elettorale, ha portato al massimo l'aliquota della addizionale regionale sull'Irpef: i cittadini verranno "spremuti". Oggi si paga lo 0,5% del reddito lordo. Dal 2011 lo 0,9%: quasi un raddoppio. L'alternativa era il dissesto del Comune, che negli ultimi quindici anni, quando era il Centrosinistra a menare le danze, ha accumulato un debito di quasi dieci miliardi di euro (praticamente ventimila miliardi delle vecchie lire).

Se si dovesse aggiungere un aumento della addizionale regionale (oggi il prelievo alla fonte è dell'1,4%, diventerebbe dell'1,7%), la mazzata sarebbe completa. Non si tratta di bazzecole. Un impiegato che guadagna circa 28 mila euro lordi all'anno, si vedrebbe togliere, mese dopo mese, un importo pari a 224 euro. Perfino un pensionato da 8.500 lordi annui, finirebbe per versare 60 euro in più in nome della "salvezza" collettiva. Cinque o sei euro al mese possono sembrare una goccia nel mare. Ma bisogna raccontarlo a chi vive con 500 euro netti al mese. Un bancario medio, attorno ai 68 mila euro lordi, si vedrebbe togliere 480 euro più di prima.

La speranza a questo punto è che il piano di Renata Polverini, succeduta alla giunta di Piero Marrazzo, il presidente Pd dimessosi dopo gli scandali personali, sia un piano e non solo una foglia di fico. Il Ministero dell'Economia insomma si aspetta non la solita "ammuina" ma tagli veri: chiusure di ospedali, accorpamenti di poliambulatori, riordino nelle convenzioni. La Sanità è, anche nel Lazio, la madre di tutte le voragini di bilancio e Giulio Tremonti questa volta pare intenzionato a non fare sconti a nessuno. Chi non si mette in riga, verrà colpito dalle tasse, e poi dovrà spiegarlo ai cittadini che lo hanno votato.

Tasse a parte, è già scontato un sovraprezzo su tutti i voli aerei in partenza da Fiumicino o da Ciampino: 1 euro a passeggero che poi verranno dirottati alle casse pubbliche. Ma sono le addizionali quella già certa e quella possibile dalla regione che faranno più "male" ai cittadini. Anche perchè milioni di persone a Roma e nel Lazio i pensionati e i lavoratori dipendenti sanno che loro pagheranno fino all'ultimo euro. Mentre gli evasori, beffa delle beffe, continueranno a svicolare.

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