Dopo i rilievi, il testo definitivo arriva al Quirinale. Ora l'emanazione del provvedimento sul quale il capo dello Stato aveva chiesto di valutare meglio alcuni aspetti giuridico-istituzionali. Nervosismo nel Pdl sulla stangata agli enti
Il capo dello stato Giorgio Napolitano ha firmato stamani (31 maggio) il decreto anticrisi. Il testo definitivo della manovra è arrivato ieri sera sulla scrivania del Quirinale dopo l'esame dei rilievi e delle sollecitazioni formulate dallo stesso presidente della Repubblica. Su questo, poi, sono cominciati chiarimenti e approfondimenti col governo. Il capo dello Stato, si legge in una nota diffusa ieri in tarda serata, "nel prendere atto degli intendimenti manifestati di dare seguito alle indicazioni da lui prospettate, dopo una rapida verifica del testo provvederà nella mattinata di domani (31 maggio, ndr) alla emanazione del provvedimento".
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti spiega sempre oggi in una lunga intervista al Corriere della Sera che sulla manovra non c'è stato alcun contrasto con il Quirinale, "solo qualche dettaglio tecnico" da chiarire". In sostanza l'esecutivo assicura che le osservazioni del Colle saranno recepite, e così la tabella di marcia non dovrebbe subie rallentamenti: il decreto verrà emanato già stamani, pronto per la Gazzetta Ufficiale, anche per dare un segnale ai mercati e all'Europa.
Intanto all'interno dalla maggioranza non mancano le critiche. "Avrei voluto che la decisione sugli enti a carattere culturale fosse stata presa insieme, il ministero dei Beni culturali non doveva essere esautorato", ha sottolineato il ministro della Cultura Sandro Bondi. "Molti degli enti che figurano in quell'elenco - aggiunge Bondi - vanno soppressi, ma alcuni come il Centro sperimentale di cinematografia, la Triennale di Milano, il Vittoriale, non possono in nessun modo essere considerati lussi". Gli fa eco l'ala finiana: "Se un esponente autorevole del Pdl e del governo come Sandro Bondi dice di non aver saputo e di non condividere i tagli alla Cultura significa che c'è qualcosa di serio che non va", ha detto Italo Bocchino.