PESCARA - I soliti amici, poi i teramani doc piazzati ai posti giusti e alla fine gli stipendi d'oro, ma non erano stati cancellati dopo la sveltina di fine anno? No, anche quelli ritornano, basta abbassare la guardia basta cancellare le norme sulla trasparenza, basta distrarsi un po' e il gioco è fatto.
Solo che non è un gioco, perchè anche questo si consuma sulla pelle degli aquilani, sull'onda dell'emergenza e dei super poteri commissariali. Decreti sette, otto e undici del commissario straordinario alla ricostruzione Gianni Chiodi: dentro ci sono le super-potenze, gli organismi affidati a uomini di fiducia del presidente e i relativi compensi. Cifre, emolumenti che possono essere aumentati fino al cinquanta per cento: è la norma sui dirigenti d'oro che rientra dalla finestra, ma questa volta non è stata la manolesta di un collaboratore a piazzarlo nella finanziaria all'insaputa del presidente ma il commissario in persona. Sempre lui, Gianni Chiodi. La denuncia è del capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro: «Con il decreto 11 Chiodi decreta la costituzione di una struttura operativa denominata "Segreteria del commissario delegato per la ricostruzione" affidando la responsabilità ad Antonio Morgante, già coordinatore della struttura di attuazione del programma. Con lo stesso decreto il presidente-commissario costituisce una ulteriore struttura che si occupa del coordinamento delle istituzioni locali, chiamata "Struttura di coordinamento esterno" la cui responsabilità è affidata all'avvocato Mazzarelli, anche lui attuale segretario generale della presidenza». Il marsicano Morgante è l'uomo che ha fatto da ponte a Chiodi per entrare nelle grazie di Gianni Letta, Mazzarelli è l'uomo di fiducia portato da Teramo a svolgere il ruolo che fu di Lamberto Quarta. Per il resto nelle due strutture tutti con doppio incarico, nessun aquilano, tutti amici tutti teramani come il governatore sottolinea D'Alessandro, compreso un giovanissimo 24enne, Armando Grazietti nominato componente della segreteria tecnica della commissione scientifica.
A dispetto dei tetti di spesa e della crisi, gli organici delle due strutture potranno essere aumentate di cinque unità, e persino gli stipendi dei dirigenti sono passibili di maggiorazioni: al personale «che appartiene alle qualifiche dirigenziali - recita il decreto 11 a pagina 2 - può essere riconosciuta una maggiorazione fino al 30% della retribuzione, aumentata fino al 50% per i responsabili di ufficio o di strutture ad esso assimilabile». Quindi aumenti a tutti del 30% ma per chi fa il bravo anche del 50%. E non si fa fatica a immaginare chi saranno quelli da dieci e lode.
Ma fa un altro passo falso il commissario alla ricostruzione. Preso da un sano istinto democratico, il 12 aprile scorso firma il decreto sette con cui istituisce una commissione tecnico-scientifica composta da cinque esperti per la trasparenza e la legalità in merito alle attività della ricostruzione. E' il momento dello scandalo della Maddalena e degli appalti della cricca, delle risate degli imprenditori-sciacalli e Chiodi apre tutti i cassetti del suo ufficio tanto che all'articolo 3 stabilisce che la commissione possa «richiedere qualsiasi atto e acquisire qualsiasi notizia», e di più, «in caso di mancato riscontro, nel termine di 30 giorni, la commissione potrà accedere presso gli uffici competenti per acquisirle direttamente». E' davvero il massimo della democrazia e della trasparenza. Finalmente. Pochi giorni dopo però Chiodi ci ripensa, forse una direttiva da Roma forse l'attenta lettura di quanto sta accadendo: sono i giorni in cui il governo mette a punto lo scudo penale per la Protezione civile, che poi abortisce. Ma tanto basta: il sei maggio Chiodi firma un nuovo decreto di poche righe e un articolo unico: l'abolizione dei commi uno e due del decreto sette. E' il colpo di spugna sulla trasparenza. Nessun controllo, nessuna verifica: da quel giorno Chiodi stabilisce che le sue decisioni saranno top secret. «Spettacolo indegno - chiosa D'Alessandro - spero che Chiodi assuma le decisioni conseguenti per gli aquilani e per gli abruzzesi».