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Pescara, 26/04/2026
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01/06/2010
Il Messaggero
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Pdl, lo schiaffo di Giuliante a Chiodi. La lettera del capogruppo: «Voglio dissentire in libertà, se vuoi che mi dimetta chiedimelo» |
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Venti righe che danno il via alle ostilità. Sarà un capogruppo libero di esprimere le sue posizioni, non intende più obbedire alla consegna del silenzio. Gliel'aveva imposto il presidente durante il ferro e fuoco della penultima riunione di maggioranza, quella in cui venne a galla il caso della delibera-pirata con cui Chiodi & Masci scipparono all'Aquila 17 milioni di euro per distribuirli a circoli e circoletti come una scatola di cioccolatini. «Le ultime settimane sono state condizionate da una serie di accadimenti che impongono riflessioni, domande e risposte», esordisce così Giuliante, è solo l'acconto. «Ho avuto già modo di sottolinearti il mio personale dissenso per scelte che pure si era ritenuto prendere senza consultare i consiglieri di maggioranza nè il gruppo Pdl. Richiamasti in quella circostanza una qualche "incompatibilità funzionale" tra il ruolo che occupo e la manifestazione pubblica del dissenso». E adesso se ne infischia Giuliante del richiamo all'ordine di Chiodi, ecco l'elenco delle doglianze: «Come saprai - scrive a Chiodi - la città dell'Aquila non ha consiglieri regionali di opposizione nè rappresentanze in esecutivo. Da ciò deriva che chiedere il silenzio in nome e per conto di un vincolo di maggioranza, significa negare una rappresentanza territoriale alla città e delegare alla tua sensibilità politica gli interessi specifici di questo territorio». Senza consiglieri di maggioranza e di opposizione, L'Aquila non è rappresentata. Della "sensibilità" di Chiodi Giuliante non si fida. Tanto che gli fa il contropiede per dirgli che guai, non tiri fuori l'argomento del "presidente di tutti", «perchè ciò mi imporrebbe una controreplica non benevola che vorrei evitare». Altre cartucce da sparare all'occorrenza, c'è la teramanità, le nomine a senso unico, gli stipendi d'oro: Giuliante allude, forse minaccia. Meglio che il presidente stia zitto. L'assessorato promesso e non accordato non c'entra nulla, dice il capogruppo: «Chi vuole fare l'assessore in genere evita di alzare polveroni contro il presidente - spiega lui dalla sua casa aquilana - Io chiedo da tempo una rappresentanza per L'Aquila, ma se per ottenere questo il pedaggio da pagare è il silenzio anche di fronte a tante scorrettezze, allora preferisco parlare». Scorrettezze, cioè la delibera-pirata, lo scippo dell'assicurazione dell'ospedale San Salvatore, le auto blu. Libero, da ieri. Non passano neppure dieci minuti dalla lettera aperta che ecco l'assaggio. Un comunicato-stampa, uno di quelli che potrebbe portare la firma dei dipietristi o dei democrat, invece no è lui il capogruppo Pdl ancora chissà per quanto in carica, a denunciare l'ennesima bugia di Chiodi & c: la legge-pirata, quella della scippo all'Aquila, è stata regolarmente portata in commissione nonostante l'impegno per il ritiro con tanto di comunicato stampa. Chiacchiere. Il comunicato è un assaggio dei tempi che verranno: «Rimango stupito, il presidente della Regione si era impegnato al ritiro della legge. Chiedo perciò di voler immediatamente provvedere a tutti gli atti formali necessari al blocco del provvedimento». Un errore, l'ennesima dimenticanza? Giuliante non ci crede: «L'assessore Masci il 28 maggio alle ore 13 nel corso dell'incontro con l'Uncem regionale, aveva ribadito la bontà del disegno di legge di cui sopra e sottolineando la sua determinazione ad andare avanti con l'approvazione dello stesso». E' una pistola puntata alla tempia di Chiodi. Piccone & Di Stefano zitti, Giuliante uno dei due l'aveva avvertito. Il segno che per il Pdl è un momentaccio.
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