Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.303



Data: 01/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Intercettazioni, arriva lo stop di Fini. «Ci sono norme irragionevoli». Gelo di Schifani: io non mi sarei mai permesso...

ROMA. Scontro istituzionale tra Gianfranco Fini e Renato Schifani sulle intercettazioni. Il siluro che impone uno stop alla contestatissima legge bavaglio, fa tremare il governo e mette in fibrillazione il Pdl, parte da Santa Margherita Ligure.
«Ho dubbi sul testo al Senato. Il dibattito sulle intercettazioni dovrà affrontare le questioni che non sono state valutate bene specialmente dalla maggioranza. Se i deputati alla Camera lo riterranno necessario si potrà intervenirte» avverte Fini, per il quale la norma transitoria che applica la riforma ai processi in corso, a cominciare da quello sugli appalti del G8, è «in contrasto con il principio di ragionevolezza». Ma non solo. La terza carica dello Stato se la prende con la durata breve delle intercettazioni e fa capire a Berlusconi che se non ci sarano modifiche al Senato, la questione sarà affrontata a Montecitorio e i tempi di approvazione della legge si allungheranno. «Io non so se i 75 giorni di tempo sono un numero giusto o sbagliato. Se si capisce che il giorno successivo al settantacinquesimo accade qualcosa, si può continuare?» si chiede Fini che invita la maggioranza a usare il «fioretto e non la scimitarra».
Le parole del presidente della Camera giungono mentre nell'aula di Palazzo Madama l'opposizione promette ostruzionismo duro. Nel Pd si parla anche della possibilità di occupare l'aula. Il presidente del Senato Renato Schifani, che in serata fa retromarcia e stabilisce il ritorno in commissione Giustizia degli 11 emendamenti del Pdl e fa slittare all'8 giugno l'esame dell'aula, va su tutte le furie. L'affondo di Fini non se l'aspettava e la sua reazione è stizzita. «Il ruolo del presidente del Senato è di essere garante delle regole e dei diritti di maggioranza e opposizione, è un dovere di terzietà. Men che meno mi sognerei di dare giudizi politici o di merito su argomenti all'esame dell'altro ramo del Parlamento» chiosa Schifani. E' in atto uno scontro istituzionale? La conferma arriva poco dopo dalla controrepilca di Fini. «Rispetto totale per l'autonomia del Senato. Il presidente Schifani non può però fingere di non sapere che prima di presiedere la Camera ho contribuito a fondare il Pdl. Sulle questioni relative alla legalità e all'unità nazionale non ho intenzione di desistere dallo svolgere un ruolo politico». Le parole del presidente della Camera offrono una sponda all'opposizione, che chiede alla maggioranza di modificare il testo. «Sono contenta che sulle intercettazioni Fini la pensi come noi. Il ritorno in commissione rappresenta una nostra vittoria» assicura Anna Finocchiaro.
Nella maggioranza, invece, la tensione sale alle stelle. I volti dei senatori del Pdl si fano tiratissimi e le critiche non vengono certo espresse per metafore. Sandro Bondi si chiede se è «normale» che la terza carica dello Stato esprima giudizi politici mentre Gaetano Quagliariello arriva a chiedere le dimissioni di Fini: «Lui è al tempo stesso presidente di una Camera e leader di una minoranza politica. Fini ha le armi istituzionali per evitare questo inconveniente e per mettere rimedio a questo conflitto di interessi». Passa qualche minuto e dal finiano Fabio Granata arriva una replica che assomiglia molto a una sfida al Cavaliere: «Sono d'accordo con Quagliariello. Anzi, affrontiamo tutti i conflitti di interesse, dai più grandi ai più piccoli...».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it