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Pescara, 20/04/2026
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Data: 01/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La Festa della Repubblica? Si può anche abolire. La provocazione di Matteo Salvini (Lega) mentre Napolitano invita a rafforzare le ragioni dell'unità

ROMA. La festa della Repubblica e delle forze armate? Da abolire. Alla vigilia del 2 Giugno la Lega lancia la nuova provocazione, poche ore dopo il messaggio del capo dello Stato ai prefetti, nel quale Giorgio Napolitano sollecita la classe dirigente a «impegni condivisi contro sterili provocazioni». E' un messaggio forte quello che Giorgio Napolitano invia ai prefetti. Il capo dello Stato chiede a tutte le amministrazioni uno sforzo per «accentuare l'impegno a semplificare le procedure e razionalizzare le strutture». «Questo modo di interpretare la responsabilità pubblica è il miglior contributo per riaffermare, nel centocinquantenario dell'Unità d'Italia, le ragioni dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica», scrive.
L'appello non piace al leghista Matteo Salvini. «In un'epoca di crisi economica dura e di calo della produttività, non siamo contrari anche alla riduzione dei ponti e delle feste nazionali», premette il leghista. «Si potrebbe cominciare dal 2 Giugno: credo che in pochi si accorgerebbero della festa, visti i tempi», aggiunge. E Salvini non viene lasciato solo. Anzi, viene scavalcato nella furia antipatriottica dal presidente della Provincia di Bergamo, Ettore Piovano, finito agli onori della cronaca per aver proposto di mettere sulla bandiera ufficiale della sua città il nome in dialetto: Berghem. Piovano ora se la prende con l'Inno di Mameli. «Dovremmo rifiutarci di cantare le prime due strofe, mi viene il prurito a cantare "Che schiava di Roma"».
L'affondo del Carroccio arriva alla viglia della parata militare ai Fori Imperiali che vedrà impegnati seimila tra militari e civili. E viene respinto da maggioranza e opposizione. «Non credo che Bruxelles e Strasburgo possano essere luoghi così lontani da far dimenticare all'eurodeputato Salvini quali siano i principi su cui si fonda la Repubblica italiana, né quali siano le ricorrenze durante le quali questi vengono celebrati da tutta la nazione», attacca Giorgia Meloni. Il ministro della Gioventù ricorda a Salvini che la festa della Repubblica «non è un giorno di vacanza ma una ricorrenza in cui si celebrano i valori su cui si fonda la comune appartenza a una grande avventura collettiva». L'ex dirigente di An non nega la crisi economica ma avverte: il popolo non si arricchisce derubandolo della propria identità.
Duro anche Lorenzo Cesa (Udc). «Oggi in Italia c'è una Lega ragionevole come quella rappresentata da Maroni e c'è quella di Salvini che insulta i napoletani, reclama posti riservati sui tram per i milanesi e considera superflua la festa del 2 Giugno: ora basta, il Carroccio non può recitare due parti nella stessa commedia: o sta al governo o si richiude nella Padania a fare battaglie campanilistiche e demagogiche». Beppe Fioroni, del Pd, fa l'ironico: «Nello sforzo di salvare il Paese sarebbe utile che la Lega facesse una moratoria delle sciocchezze».

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