Quarant'anni fa il Parlamento varava, dopo due anni di lotte che misero assieme studenti, operai, lavoratori della scuola, impiegati, la legge numero 300, più conosciuta come «Statuto dei diritti dei lavoratori». Determinante fu anche la volontà dell'allora ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, socialista e ex sindacalista Cgil, che si impegnò per fare entrare la democrazia nelle fabbriche e in tutti i posti di lavoro. Con la legge 300 i licenziamenti «senza giusta causa» venivano dichiarati illegittimi e quindi nulli, nei luoghi di lavoro era proibito indagare sulle opinioni politiche, sindacali e religiose dei dipendenti, si sanciva il diritto di riunirsi in assemblea retribuita per discutere dei problemi aziendali e non solo, si affermavano diritti per la migliore tutela della salute nei posti di lavoro.
Trovo vergognoso, che proprio in occasione di queste ricorrenze storiche, un altro ministro ex socialista, Maurizio Sacconi, convochi una riunione con Emma Marcegaglia, presidente degli industriali, e i segretari di Cisl e Uil, i quali in maniera del tutto tranquilla ritengono di poter andare a discutere dei problemi del mondo del lavoro senza la Cgil, che è il più rappresentativo sindacato italiano, con i suoi oltre sei milioni di iscritti.
(*) GIÀ SEGRETARIO REGIONALE / DELLA CGIL-ABRUZZO