Assessori assenti e assemblea bloccata sulle modifiche a una legge per tre stabilimenti balneari di Martinsicuro
L'AQUILA. La crisi, il terremoto, i costi della politica, la sanità: macché. Via, tutti a casa, perché in aula non ci sono gli assessori che possono rispondere alla domande e spiegare le priorità. Nel pieno delle emergenze il consiglio regionale ha mostrato il peggio di quello che poteva offrire - perfino in diretta internet - al punto da spingere lo stesso presidente Nazario Pagano a commentare indignato: «È stato uno spettacolo triste per gli abruzzesi».
Un altro schiaffo ai tanto attesi e promessi (da un anno) provvedimenti contro i costi della politica, se si considera che ogni volta che si apre la porta dell'aula consiliare, scattano costi fissi a carico della collettività. Solo per parlare dei consiglieri, è previsto un gettone di presenza di 200 euro ciascuno.
La seduta del consiglio regionale è stata talmente improduttiva che la maggioranza non ha portato a casa alcun risultato programmato, perché dilaniata da spaccature e, nel caso della seduta di ieri, anche dalle assenze, forse per il ponte da agganciare alla festa della Repubblica di oggi.
Al termine del question time, durato pochi minuti con una sola interrogazione a fronte delle dieci in programma a causa dell'assenza degli assessori chiamati a rispondere e di alcuni proponenti, anche il presidente Pagano si è arreso. Cercando poi di darsi comunque da fare per trovare un'intesa con i capigruppo sul suo progetto di legge sui costi della politica.
Assente (anche lui), ma giustificato a causa degli impegni a Roma, in serata si è fatto sentire il presidente della giunta regionale Gianni Chiodi (Pdl) attraverso una nota con la quale ha voluto rispondere alla accuse dal capogruppo Pd Camillo D'Alessandro sui doppi incarichi nelle commissioni, sul suo staff e sul sospetto che per i suoi incarichi si prenda tre stipendi. «Non ho incrementato l'organico con nuove persone», afferma in riferimento alle assunzioni nella strutture che coordina in qualità di Commissario per la Ricostruzione e rigettando ogni accusa, «posso avvalermi solo di personale regionale».
La legge dei tre casotti. Nel tardo pomeriggio, alla ripresa del consiglio regionale, a causa dell'ostruzionismo del centrosinistra, sono stati rinviate le modifiche sia della legge sul recupero abitatvo dei sottotetti sia sul "demanio marittimo con finalità turistiche e ricreative", ribattezzata in mattinata da Cesare D'Alessandro (Idv) "la legge sui tre casotti nella costa teramana" perché finalizzata a concedere la balneazione a tre chioschi senza evidenza pubblica.
Ma la giornata, segnata dai continui rinvii, ha vissuto anche momenti di tensione: caso eclatante la risoluzione bocciata che hanno presentato i consiglieri del Pd per chiedere a Chiodi (Commissario per la Sanità) e all'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni (presente), di conoscere il piano operativo di rientro dal defici presentato al ministero dell'Economia. Laconico D'Alessandro: «In giro c'è una crisi economica drammatica, mentre per il centrodestra che sembra vivere sulla luna, va tutto bene».
Stop all'amianto. Gli unici provvedimenti approvati dal consiglio sono così stati la proroga al 31 dicembre della possibilità per aziende e professionisti che vogliono insediarsi in deroga nel nucleo industriale dell'Aquila per sei anni e, all'unanimità la risoluzione che determina il blocco delle autorizzazioni in corso per le discariche di amianto in attesa dell'approvazione della legge.
Il progetto Pagano. Ed è in questo quadro che sono andate in scena, tra una pausa e l'altra, le consultazioni individuali del presidente Pagano con i capigruppo per cercare di sbloccare la questione della presentazione del testo unico sul trattamento economico dei consiglieri regionali finalizzata alla riduzione di indennità e vitalizi. «Pagano vuole incardinare il suo progetto di legge che prevede non solo le riduzioni delle indennità ma in generale di tutto il sistema», spiega Carlo Costantini, consigliere Idv, «per quanto mi riguarda ho riproposto la mia legge che prevede i tagli del 10 per cento per consiglieri, assessori e gruppi e l'eliminazione della pensione. Siamo rimasti d'accordo che in commissione saranno valutate tutte le proposte e che poi sarà fatta una sintesi». A questo punto dei tempi sui preannunciati (da un anno) tagli alle indennità appare ancora difficile parlare.
Il caso Giuliante. Nella maggioranza ha tenuto banco la disponibilità di dimettersi (manifestata in una nota a Chiodi) del capogruppo Gianfranco Giuliante «in difesa della sua aquilanità e del suo dissenso con la giunta» alla luce anche delle critiche espresse da altri componenti del centrodestra. «Ben venga la critica costruttiva finalizzata a creare le basi politiche per correggere o ricevere proposte», è la risposta del coordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone, «ma il tutto deve essere fatto all'interno degli organismi politici deputati a tal proposito. Ci sono temi regionali sollevati da qualche nostro esponente che meritano a mio avviso sia maggiore comprensione sia completa comunicazione».
La replica di Chiodi. Il governatore definisce «strumentale, montata con sapienza e arte retorica encomiabile, ma destituita di ogni minimo fondamento» la polemica del Pd sui presunti "stipendi d'oro" nelle strutture per la ricostruzione. «E' la mia segreteria a gestire dal primo febbraio scorso, una media di circa 3mila pratiche mensili sulla ricostruzione», afferma a dimostrazione di non aver assunto nessuno di esterno. «Dal 6 aprile 2009 tutte le persone hanno lavorato su base volontaria», continua, «come hanno fatto molti altri dipendenti regionali e di tutte le pubbliche amministrazioni coinvolte e ad eccezione di alcune particolari figure professionali appartenenti alla Struttura tecnica di missione e alla Commissione tecnico scientifica, tutte le persone chiamate alle strutture emergenziali fanno già parte della Regione Abruzzo, come dipendenti o collaboratori». Infine un auspicio per la prossima volta: «Vorrei essere chiamato a rispondere delle inefficienze del mio staff, qualora in futuro ve ne fossero, e non a smentire falsità».
E per i precari c'è una schiarita: trovato il cavillo per la proroga
L'AQUILA. Per la seconda volta consecutiva si sono presentati in consiglio regionale per perorare la loro causa. Ma per la seconda volta una folta delegazione dei circa 180 precari della giunta regionale non ha potuto incontrare l'assessore regionale al Personale Federica Carpineta, anche lei assente. Ancora una volta sono stati i consiglieri a dare risposte ai precari, soprattutto Co.co.co. con contratti in scadenza tra luglio e dicembre, in Regione da anni e determinanti per la gestione di settori come l'ambiente, l'informatica, la ragioneria, il sociale.
I precari sono in mobilitazione perché nei concorsi annunciati a breve non ci sono riconoscimenti per l'anzianità e la professionalità. La maggioranza, che anche su questa emergenza è divisa, ha deciso di verificare le possibilità di una proroga.
Ieri tra il centrodestra e le opposizioni di centrosinistra c'è stato un altro contatto per un'intesa. A fare il punto è il consigliere del Pd Franco Caramanico, il quale, dopo aver censurato l'assenza dell'assessore Carpineta, ha annunciato che nel giro di una settimana dovrebbe arrivare il parere amministrativo per la proroga dei contratti. Proroga che dovrà essere deliberata dal consiglio regionale, «in vista dei concorsi per contratti a tempo indeterminato che tutelino la loro professionalità».
«All'inizio», spiega, «la maggioranza si è detta disponibile alla proroga a patto che vi fosse un parere ministeriale. Poi, il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, ha interpellato un funzionario regionale, che con chiarezza ha indicato una direttiva ministeriale che dà la possibilità all'Ente di proroghe alla presenza di un programma di concorsi per contratti a tempo indeterminato».