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Data: 02/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tremonti: «Sugli enti da tagliare ho sbagliato. Credevo che l'elenco fosse condiviso. I nostri conti sono a posto»

ROMA «I conti dell'Italia sono in ordine. Sono quelli dell'Europa che sono improvvisamente saltati». Partecipando alla trasmissione televisiva Ballarò il ministro Giulio Tremonti spiega che già la relazione unificata prevedeva una correzione di conti per il 2011-2012 dell'ordine di grandezza di quella appena varata dal governo. E che l'emergenza creata sui mercati dalla crisi della Grecia ha indotto ad anticipare la correzione «di qualche mese». La decisione è stata presa dall'Ecofin il 7 maggio, quando ha varato il piano da 750 miliardi per sostenere i paesi di Eurolandia che trovassero in difficoltà finanziaria. Contemporaneamente però è stato deciso per tutti i paesi di Eurolandia di anticipare la riduzione dei deficit e dei debiti pubblici rispetto a quanto concordato a dicembre del 2008. «Non è che i conti italiani non siano in regola- ha insistito il ministro- tanto che per il 2010 niente è cambiato».
«La crisi della Grecia si è estesa ad altri Paesi e ha causato effetti di panico in molte parti dell'eurozona e ha portato i capi di Stato e di governo europei in quel drammatico fine settimana a intervenire. Non si tratta di salvare l'euro o l'eurozona, ma l'Europa».
In quell'occasione, ha spiegato Tremonti, in ambito Ue è stato deciso che «la correzione dei conti deve essere fatta con il taglio delle spese e non con l'aumento delle tasse». Manovra poco equa, che colpisce i redditi degli statali, che già guadagnano poco, e non i grandi patrimoni? «La compensazione sull'equità c'è nella parte della lotta all'evasione», risponde Tremonti. «La scelta è equilibrata perchè si riducono l'evasione, e anche i falsi invalidi».
Anche «i costi dell'apparato», i costi della politica sono stati colpiti. «In Europa li stanno riducendo del 5% da noi del 10%». Il ministro si riferisce ai ministri che non sono parlamentari. «Siamo in un paese democratico e il taglio al costo dei parlamentari lo deve decidere il Parlamento».
Un'ammissione il ministro l'ha fatta. «Sugli enti da tagliare ho sbagliato», ha detto, richiamando a sua discolpa «i tempi stretti imposti dall'Europa» e la «complessità della manovra con più di cinquanta articoli». Il ministro Bondi ha fatto fuoco e fiamme, ma Tremonti ha assicurato che è pace fatta. «Abbiamo mandato l'elenco degli enti da eliminare a palazzo Chigi, ed ero convinto che l'elenco fosse stato condiviso da tutti. Sugli enti della cultura è stato un incidente. Un mio errore».
Si dovevano tagliare le Provincie e invece non se ne è fatto più nulla. «Con un decreto legge finanziario non si possono elimininare le Provincie. Abbiamo però tagliato i trasferimenti di 300 milioni». Smentendo le indiscrezioni circolate sula stampa in questi giorni ha assicurato che nella manovra «non c'è condono edilizio, non ci sono tiket, e la tassa di soggiorno ci sarà forse solo a Roma, se lo deciderà il Comune».
Il ministro ha insistito sulle norme antievasione contenute nella manovra. La tracciabilità dei pagamenti con il divieto dell'uso del contante per pagamenti sopra i 5 mila euro è lo strumento decisivo. Inoltre, sull'Università ha fatto capire che forse, una volta che la manovra sarà varata, potrà ragionare di nuovo sui fondi.

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