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Pescara, 26/04/2026
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Data: 03/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Stazioni in mano ai vandali. Ascensori distrutti e imbrattati: vietato l'accesso ai disabili. Nel degrado lo scalo di Pescara tribunale Muri e panchine rovinati in appena tre anni. Centrale, la scala mobile si blocca

PESCARA. Imbrattate dai vandali, con gli ascensori rotti da quattro anni, senza controlli. Le stazioni locali di Pescara sono terra di nessuno: le fotografie scattate nelle stazioni di Pescara tribunale e San Marco sono la prova di uno stato di degrado che si trascina sotto gli occhi dei pendolari. Ma sono anche la dimostrazione che le stazioni metropolitane, inventate per collegare la periferia di Pescara con il centro e verso Chieti, Teramo e Sulmona, sono vietate ai disabili. Dietro le bacheche sporche, il regolamento che elenca «i diritti dei passeggeri» e il foglio per «suggerimenti, segnalazioni, reclami» sono il segno di una beffa.
GLI ASCENSORI ROTTI Il viaggio nelle stazioni dimenticate parte da Pescara tribunale, aperta dal 2007: 45 treni al giorno, il primo alle 6,23 per Teramo, l'ultimo alle 21,29 da Termoli per Pescara centrale. Dai binari si vede il palazzo di giustizia che domina lo snodo tra via Lo Feudo e via Tirino. Ma la stazione pensata per i magistrati, gli avvocati, i cancellieri, è la prima vittima del degrado. Ci sono due ascensori e tutti e due imbrattati e fuori servizio: per i disabili, la stazione del tribunale resta accessibile soltanto dalle scale. Uno degli ascensori è stato devastato dai vandali: il pulsante luminoso è stato strappato via anche se, a conti fatti, la presenza del bottone non è importante.
Sui due ascensori di Pescara tribunale, i segni del degrado: sulle pareti scorrevoli, si ammassa la vernice dei teppisti. Firme, frasi, messaggi d'amore lasciati come un trofeo conquistato su una stazione fantasma. Per arrivare ai binari, l'unico modo resta salire le scale. Non è una novità per i pendolari: dall'inaugurazione, gli ascensori sono entrati in funzione con il contagocce.
GLI ASSALTI DEI VANDALI La stazione San Marco, aperta nel 2006, convive con i teppisti da prima dell'apertura al pubblico: i danni provocati in quattro anni passati senza controlli sono sotto gli occhi della periferia di San Donato. Ma ci si abitua a tutto in questo quartiere, anche al degrado che la stazione emana. San Marco era stata pensata per riqualificare la zona portando un servizio in periferia. È accaduto il contrario: al degrado si è aggiunto altro degrado.
La mappa in braille per i non vedenti all'ingresso della stazione spiega come raggiungere l'ascensore: indica la panchina per riposarsi, la strada da seguire per andare in via Po e le scale, anche a San Marco il modo obbligato per raggiungere i binari.
IL REGOLAMENTO BEFFA Arrivati sui binari, dentro la bacheca c'è l'avviso che sa di beffa: spiega le «condizioni generali di trasporto» entrate in vigore il 13 dicembre 2009, un patto con i cittadini che detta anche «garanzie per le persone a mobilità ridotta». Il documento afferma che «sono previste specifiche garanzie informative e specifici obblighi da parte dei gestori delle stazioni e delle imprese ferroviarie». Ma il documento contiene anche una postilla: «Il servizio assistenza dovrà essere prenotato con 48 ore di anticipo».
I MURI SPORCHI Da quattro anni, la stazione San Marco è imbrattata: scritte sui cartelli, firme sulle bacheche per gli orari degli arrivi e delle partenze, lungo il tunnel della scalinata lo spazio per scrivere è finito e la vernice si scarica anche sulle scale di cemento. Sporcate anche le panchine: l'immagine della stazione San Marco è del degrado che avanza. Una situazione che è non è nascosta ma Rfi, con un foglio di carta appeso in bacheca, chiede collaborazione: «Gentile cliente, Rfi mette a disposizione gli indirizzi elencati per inviare suggerimenti o segnalazioni, reclami attinenti i servizi offerti in questa stazione». A ricevere le lamentele, via e-mail, fax e con le lettere, è la Direzione compartimentale movimento di Ancona.
LA STAZIONE SALVA La stazione di Pescara Porta nuova, inaugurata cinque mesi fa, è salva. Un «avviso ai viaggiatori» fa capire perché: «Nei giorni feriali», precisa il cartello, la stazione è chiusa dalle 23 alle 5,30; «nei giorni festivi», dalle 23 alle 7. Ma se Pescara Porta nuova si difende dagli assalti dei vandali serrando i cancelli, resta un cantiere aperto con una piazza fatta di pietre bruciate dal sole davanti alla facciata che vuole mostrare i segni dell'imponenza. All'interno, la stazione che ogni giorno accoglie 56 treni mette in mostra il granito che splende ma lungo i tre binari ci sono le solite scritte sulle colonne di servizio, il vetro di una pensilina crivellato, la ringhiera arrugginita.

Centrale, la scala mobile si blocca
I disagi dei viaggiatori nello snodo principale
I PROBLEMI Spuntano bici e abiti gettati

PESCARA. In base alla classificazione di Rfi, Pescara centrale è una stazione «gold»: uno scalo d'oro contrassegnato da alti livelli di qualità con negozi, servizi e bagni (a pagamento). Porta nuova è «silver», argento, mentre Pescara tribunale e San Marco sono nella categoria «bronze»: ultimo gradino del podio che significa soltanto fermate e nessun servizio.
La stazione centrale si mostra con il pavimento lucido ma, dai viaggiatori, arriva lo stesso l'elenco dei problemi che comincia con «la scala mobile rotta». Non è la prima volta che la scala mobile va in panne: stavolta succede all'impianto che porta ai binari 7, 8 e 9. Per aggirare il disagio temporaneo e salire ai binari è necessario servirsi della scala mobile posta sul lato opposto della stazione oppure, caricarsi il bagaglio sulle spalle, e salire le scale.
A Pescara centrale, la battaglia contro i vandali è stata vinta: per anni, i teppisti hanno spaccato i vetri degli impianti antincendio; adesso gli idranti sono stati messi dietro alle grate di ferro.
Anche i rifugi dei clandestini, al termine del primo binario, sono stati smantellati: non è stato difficile, è bastata una rete metallica a fermare gli accampamenti abusivi in un'area nascosta dello scalo.
Ma sullo stesso percorso, che viene pulito regolarmente, spunta il relitto di una bicicletta: attaccato alla ringhiera resta soltanto il telaio. Sotto un albero, sono abbandonati anche un paio di pantaloni.

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