«Bambole, non c'è una lira» e «nell'arrampicata c'è chi sta tagliando la corda, i più deboli rimarranno appesi». Si ispira al varietà televisivo di Antonello Falqui e a metafore che immagina nella "sua" montagna del Gran Sasso per esprimere il dramma di una intera città. La realtà è dura da digerire, anzi: non va digerita affatto «perché è una crudeltà, qui si sta compiendo un omicidio politico». «Siamo ancora troppo deboli, non ci si può tagliare in cordata, non possiamo restare appesi alla parete senza alcun aiuto» grida forte il sindaco e vice commissario alla Ricostruzione, Massimo Cialente, quasi volesse farsi sentire fino a Roma, dove "abita" chi sta «tagliando la corda». Lo grida in tv, lo ripete ai giornalisti, durante e al margine della celebrazione della Festa della Repubblica svoltasi alla Villa Comunale, e perché tutti sentano e vedano, soprattutto "quelli" di Roma, non indossa e non sfila con la fascia tricolore del sindaco, che tiene in mano, pronto a riconsegnarla perché «non siamo in condizione di restituire le tasse e le misure adottate nei confronti dei lavoratori dipendenti sono terribili e disumane, vogliamo essere trattati come tutti gli altri». E, invece, «sta accadendo una cosa vergognosa: nel 2010 saremo costretti a restituire per intero i tributi sospesi, dunque pagheremo il doppio...».
Una protesta nei confronti delle riduzioni della manovra correttiva alle agevolazioni fiscali per l'area del cratere che richiama simbolicamente l'affermazione fatta l'estate scorsa dallo stesso Cialente che, di fronte alla prospettiva di una restituzione al 100% dei tributi non versati, si era detto pronto a restituire la fascia tricolore di sindaco al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e a riprenderla «solo quando si vedrà che questo Paese ci è vicino». «Finalmente un sussulto di dignità e di forza da parte del primo cittadino» è il commento di Giorgio De Matteis. Le proposte non mancano perché la cordata non si "spezzi": esonero per tutti, e almeno per due o tre anni, dal pagamento delle tasse; una soluzione diversa per i lavoratori autonomi; il blocco dell'elenco dei protesti; il blocco del pagamento dei mutui di negozi e attività produttive; accordo con le banche sugli interessi; trattativa con Confidi; intervento su Equitalia. «Perché gli aquilani devono essere trattati in maniera diversa rispetto agli abitanti dell'Umbria?» chiede Cialente. E rincara la dose: «Sono d'accordo sulla restituzione, ma non subito e non per intero perché, nel frattempo, non è cambiato nulla che possa spingere il Governo a una simile decisione». Non è cambiato nulla o, comunque, è cambiato davvero poco: «Sono ancora 32.000 gli sfollati, c'è il dramma del lavoro autonomo, non ci sono i soldi per l'emergenza». «Bambole, non c'è una lira», ecco il "varietà" di una realtà drammatica: «È una cosa vergognosa. Non siamo in condizione di ripartire perché non ci sono soldi per le 1.400 case popolari sebbene l'Ater abbia pronti i progetti e 1.200 nuclei familiari sono ancora fuori casa. Non ci sono i soldi per i puntellamenti. Ancora non vengono pagati i Map».
La lingua batte dove il dente duole... «Eh già, la mia proposta di istituire una tassa di scopo, ma nessuno mi ha appoggiato e, adesso, eccoci qua». La cassa piange e Cialente minaccia le dimissioni da vice commissario per la Ricostruzione «perché non ci sono soldi neanche per pagare le ristrutturazioni delle case classificate B» e le critiche di Guido Bertolaso, su come operano gli enti locali, sono ingiustificate: «Ma quale burocrazia, non possiamo operare con celerità perché, ripeto, non ci sono più soldi. Abbiamo da tempo predisposto tutto per la ricostruzione degli edifici pubblici, ma senza gli aiuti economici non possiamo far nulla. Abbiamo le mani legate». C'è un filo di speranza, ma bisogna far presto: «Occorrono subito 300 milioni per l'emergenza, di cui 60 per pagare gli alberghi; altri 150 milioni devono arrivare entro la seconda metà dell'anno; 400 milioni servono per la ristrutturazione dei primi edifici pubblici; 200 milioni per le case classificate B». Insomma, un miliardo di euro pronto cassa, altrimenti sarà "bancarotta" e non basteranno la proroga della sospensione delle tasse per tutti, le dimissioni di Cialente da vice commissario e la riconsegna della fascia tricolore per guarire il grande buco del "cratere".