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Pescara, 26/04/2026
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04/06/2010
Il Messaggero
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Il sisma dell'Aquila. Commissione Grandi rischi, sette avvisi di garanzia. Tra gli indagati Barberi, Boschi e De Bernardinis. L'accusa: omicidio colposo |
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L'AQUILA - La popolazione non poteva essere tranquillizzata. Poche righe, accompagnate in neretto dai nomi dei 308 morti. La Procura della Repubblica dell'Aquila ha notificato ieri sette avvisi di garanzia relativi all'inchiesta sul mancato allarme per il terremoto. L'accusa rivolta ai membri della Commissione Grandi rischi, che il 31 marzo 2009, sei giorni prima del sisma che sconvolse L'Aquila, parteciparono alla riunione nel capoluogo abruzzese, è di omicidio colposo. Gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura (diretti da Mauro Pansini) e quelli della Squadra mobile della Questura (diretti da Salvatore Gava) insieme ai colleghi delle Questure di Roma, Genova e Pavia, hanno bussato alla porta di Franco Barberi (presidente vicario della Commissione), Bernardo De Bernardinis (vice capo settore tecnico operativo del dipartimento nazionale di Protezione civile), Enzo Boschi (presidente dell'Ingv, Giulio Selvaggi (direttore del Centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi (direttore della fondazione Eucentre), Claudio Eva (ordinario di Fisica terrestre all'università di Genova) e Mauro Dolce (direttore dell'ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile). Nel documento della Procura sarebbe scritto che «la Protezione civile è venuta meno ai doveri di previsione e prevenzione». E la colpa consiste nella «negligenza, imprudenza e imperizia». Nelle tre pagine dell'atto della Procura (a firma del procuratore capo Alfredo Rossini e del sostituto Fabio Picuti) sono riportati i contenuti del verbale del 31 marzo della Commissione, riunita per «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane». Una riunione durata poche ore dalla quale, secondo i due magistrati, uscirono «informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell'attività sismica in esame, in tal modo da vanificare le finalità di tutela e integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente, dai danni derivanti da calamità naturali». I magistrati puntano il dito contro le affermazioni rese dagli esperti ai media sull'impossibilità di prevedere terremoti. In particolare: «Ritenendo che i forti terremoti hanno periodi di ritorno molto lunghi, è improbabile il rischio a breve di una forte scossa come quella del 1703 pur se non si può escludere in maniera assoluta» (Boschi); «Non c'è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento» (Barberi). Rossini: «Si sono concluse le indagini preliminari di un filone di inchiesta molto importante. Speriamo di arrivare a un risultato conforme a quello che la gente si aspetta». Dura la replica della Protezione civile nazionale: «Non si comprende l'obiettivo della magistratura aquilana. L'operato della magistratura inquirente non può essere diretto, come invece afferma il procuratore capo, "ad un risultato conforme a ciò che la gente si aspetta". Si arriverebbe all'assurdo che la giustizia non persegue l'applicazione delle norme, ma gli umori e i desideri di una parte della popolazione,pur colpita da lutti enormi. Se si dovessero prendere in considerazione alcune dichiarazioni rilasciate dai magistrati aquilani, dovrebbe essere evacuata perfino Bologna».
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