ROMA Stralciato frettolosamente dalla manovra correttiva dopo esservi entrato in modo un po' furtivo, il taglio delle piccole Province rientra come annunciato, sotto forma di emendamento in un altro provvedimento legislativo, ossia quello specifico destinato alla riforma delle autonomie locali. Rispetto alla versione che per poche ore ha trovato posto nelle bozze del decreto, la norma proposta potrebbe essere in teoria più ampia: viene previsto infatti come limite minimo di popolazione quello dei 200 mila abitanti, invece che 220 mila. Inoltre nel decreto erano "salvate" le Province che fanno parte di Regioni a statuto speciale, o che confinano con Stati esteri.
In realtà, è previsto che nella decisione finale si tenga conto anche di criteri geografici. Dunque alla fine la cancellazione potrebbe più limitata, ed anche più lontana nel tempo: la scelta finale è comunque affidata al governo.
Quanto alla manovra vera e propria, in attesa dell'avvio dell'esame in Senato iniziano ad emergere i primi correttivi sui capitoli più delicati. Le Regioni sono in prima linea per chiedere una riduzione dei tagli che dovrebbero subire, pari a 4,5 miliardi nel 2012. Questa somma, fa notare la Lombardia (che con l'assessore Colozzi è capofila per le materie finanziarie) configura in realtà un sacrificio maggiore - in percentuale rispetto alla capacità di spesa - rispetto a quello richiesto ai Comuni, alle Province ed allo stesso Stato: il taglio nel biennio è del 13,3 per cento.
Altro settore delicato, e che tocca le stesse Regioni, è quello della sanità. Qui a lamentare l'entità dei tagli sono anche le farmacie e le società farmaceutiche, interessate dalle nuove norme sul prezzo dei "generici". Il ministro della Salute Fazio ha manifestato una certa disponibilità ad aggiustamenti su entrambi i punti, in particolare per salvare le farmacie rurali (quelle dei Paesi con meno di 5.000 abitanti) che sarebbero messe a rischio di scomparsa dalla riduzione dei prezzi.
Un altro fronte è quello della sanatoria catastale per le "case fantasma": il meccanismo legislativo previsto dal decreto rinvia ai Comuni la decisione sulle irregolarità urbanistiche negli immobili, e in questo senso potrebbe risultare non particolarmente incoraggiante per gli interessati. È possibile che come avvenuto in passato in Parlamento la norma sia trasformata in condono anche ai fini urbanistici.
Intanto il governo potrebbe aprire un nuovo capitolo, quello delle liberalizzazioni. Se ne parla nel comunicato di Palazzo Chigi diffuso per riaffermare il pieno accordo tra Berlusconi e Tremonti. Non è ancora chiaro quali siano i settori potenzialmente interessati; la linea che il ministro dell'Economia ha più volte espresso è «rendere tutto libero, salvo ciò che è vietato dalla legge penale o europea». Al momento però l'unico dossier effettivamente aperto è quello delle professioni, per il quale il ministro della Giustizia ha però intenzione di ripristinare alcuni vincoli fatti cadere dal precedente governo.