L'AQUILA. Sbigottiti e allarmati. Le parole di Guido Bertolaso risuonano fragorose dagli uffici del dipartimento. La Protezione civile si sente assediata dalla magistratura e si difende con le unghie: «Chi si assume delle responsabilità, chi mette la faccia dentro i problemi di questo paese viene immediatamente penalizzato. Vogliono destabilizzare e distruggere la Protezione Civile. Facciano pure, ma domani chi si assumerà la responsabilità di decisioni vitali per la popolazione?».
«Siamo preoccupati per il futuro», dice ancora Bertolaso, «abbiamo risolto il problema dei rifiuti in Campania e ci hanno inviato un avviso di garanzia, abbiamo trasformato una discarica e uno sfasciacarrozze alla Maddalena e ci hanno mandato un avviso di garanzia. Abbiamo gestito il terremoto in Abruzzo, come mai era stato fatto in Italia e all'estero, e ci mandano l'avviso di garanzia. Si vuole distruggere la Protezione civile? Se è così facciano pure. Ma attenzione, perché il rischio è altissimo».
«È una cosa mai successa in nessuna altra parte del mondo», Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico del Dipartimento della Protezione civile, e uno degli indagati, commenta così da Washington la notizia. «È ben consolidato nella comunità scientifica internazionale che i terremoti non si possono prevedere nel breve termine e non si possono quindi intraprendere azioni di protezione civile in quanto le probabilità, le possibilità che avvenga un terremoto sulla base di un precursore, inclusa una sequenza di piccoli terremoti, sono bassissime. Quindi il risultato sarebbe quello che si produrrebbero tantissimi, centinaia di falsi allarmi, che potrebbero da una parte diffondere il panico tra la popolazione e dall'altra portare all'assuefazione e quindi alla totale inefficacia di questi allarmi». Dolce si trova a Washington, al Forum organizzato dalla Banca mondiale proprio sulla comprensione dei rischi in occasione delle calamità naturali. Il professor Ross Stein, geofisico del famoso Us Geological survey, in California, sottolinea che «non è possibile prevedere i terremoti a breve termine. Al nostro istituto abbiamo investito una valanga di denaro, pensando soprattutto ai problemi della California. Abbiamo controllato centinaia di tecniche messe a punto nel mondo scientifico ma purtroppo non siamo ancora riusciti a trovare la strada giusta».
«Nel caso dell'Aquila non esistevano assolutamente gli elementi di fatto per ordinare una evacuazione della città», conferma l'esperto greco Kyriazis Pitlakis.
«Davvero non si comprende quale sia l'obiettivo della magistratura aquilana», affermano dalla Protezione civile, «non può infatti che auspicarsi che l'operato della magistratura inquirente non sia diretto, come invece afferma il procuratore capo, «a un risultato conforme a ciò che la gente si aspetta. E questo perché così facendo si arriverebbe all'assurdo che la giustizia non persegue l'applicazione delle norme ma gli umori e i desideri di una parte della popolazione, seppur colpita da lutti e sofferenze enormi. Seguendo le dichiarazioni dei magistrati aquilani oggi dovrebbero essere evacuate Bologna, Isernia e i comuni dei monti Reatini».