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Pescara, 22/04/2026
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Data: 05/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Cominciamo da qua: Giulio Tremonti è il primo che abbia davvero accentrato nelle sue mani.

BRUNO MANFELLOTTO. Cominciamo da qua: Giulio Tremonti è il primo che abbia davvero accentrato nelle sue mani di ministro sia la politica della spesa che quella delle entrate: tagli e tasse, sprechi ed evasione, banche e guardia di finanza. Un potere immenso, una responsabilità enorme, e l'inevitabile origine di invidie e polemiche dentro e fuori la maggioranza. Soprattutto con Silvio Berlusconi. Da che bazzica governo e politica - una trentina d'anni, da quando sbarcò a Roma con Domenico Siniscalco e Alberto Meomartini al seguito di Franco Reviglio nominato ministro delle Finanze - Tremonti si sforza quotidianamente di comportarsi solo ed esclusivamente da tecnico. Certo, la politica finisce comunque per farla quando imposta una manovra economica che colpisce subito lavoratori dipendenti, professori, impiegati statali (e amministrazioni locali che agli stessi distribuiranno sempre meno servizi e assistenza) che costituiscono il nerbo dell'elettorato di centro sinistra, e promette per il futuro lotta all'evasione fiscale che, dicono le statistiche, si annida specie tra i lavoratori autonomi, architrave del centro destra. Ma sono sopratutto gli altri ad attribuire a Super Giulio la voglia di trasformarsi presto da tecnocrate a leader politico. E l'occasione gliel'ha offerta il crac della Grecia che lo ha costretto a misure di rigore troppo a lungo rinviate, se non addirittura giudicate inutili. Guardate cos'è successo in pochi giorni. Mercoledì della scorsa settimana Tremonti presenta la sua manovra; giovedì Berlusconi ne annuncia da Parigi modifiche e annacquamenti; venerdì Gianni Letta deve cominciare a fare la spola tra Palazzo Chigi e il Quirinale per trovare un testo che possa essere presentato al Capo dello Stato; sabato il premier minaccia di non firmare il provvedimento e martedì telefona in diretta a "Ballarò" accusando di fatto Tremonti di non averlo difeso a sufficienza dalle critiche che gli piovevano addosso. Sembrava che il filo si spezzasse. Tanto che giovedì il cavaliere è stato costretto a mettere nero su bianco attestazioni di stima per il ministro dell'economia che aveva minacciato le dimissioni ("Non sono mica Bondi!"). Tutto finito? Macché. Berlusconi è adesso fermamente deciso a diventare lui l'uomo della manovra, a presentarla personalmente alle Camere non come un provvedimento di sacrifici lacrime e sangue, ma come la premessa di magnifiche sorti e progressive per la povera Italia. Insomma, non finisce qua. I due sono destinati a scontrarsi ancora, fino alla resa dei conti. Del resto Giulio e Silvio sono troppo diversi, perfino antiteci. Sul "Giornale", che non mostra particolare simpatia per le uscite del super ministro, Marcello Veneziani si è divertito a mettere a confronto i due mondi che si contrappongono. Il gioco si potrebbe continuare: l'uno insiste sul rigore, l'altro sulla rinascita; il primo serra le labbra, il secondo sfodera un sorriso a 32 denti; il premier si esalta davanti alla tv per la crocerossima che sfila ai Fori, il ministro non si fa fotografare nemmeno in pubblico; Berlusconi fa jogging in bermuda in Costa Smeralda, Tremonti si rifugia in una baita; il cavaliere attacca violento, il professore sferza beffardo e crudele. Visioni del mondo e caratteri diversi. Ma a questo punto, dinanzi a una crisi che ancora non ha esaurito tutto il suo peso, sembra addirittura che Tremonti faccia di tutto per mostrarsi altro dal Capo. Anti-mercatista e anti-globalizzazione, si accontentava ieri di presentarsi come il volto moderno della Lega. Oggi non gli basta più. Alla prossima puntata.

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