PESCARA. «Una politica culturale ferma al paleolitico». E' impietoso il giudizio di Silvano Conti, segretario nazionale del Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil, sui finanziamenti a pioggia elargiti a 1.800 associazioni culturali dal Consiglio regionale che ha scatenato nei giorni scorsi un forte dibattito.
Conti è intervenuto accanto ai vertici locali del sindacato per condannare «l'atteggiamento medievale della Regione Abruzzo» e per presentare le linee guida di una proposta di legge che punterà al riordino della materia.
«In questa regione i fondi per la cultura sono spezzettati in mille rivoli» è tornato a denunciare Domenico Ronca, responsabile del dipartimento cultura della Cgil abruzzese, «polverizzati in diverse leggi e fra competenze di Consiglio e giunta regionali, dei presidenti dei due organi, di Consigli provinciali, comunali e perfino delle circoscrizioni».
«Una suddivisione», sottolinea Ronca, «che in gran parte serve ad alimentare clientele elettorali. E' il momento di riorganizzare il settore puntando su criteri ben precisi che portino ad un coordinamento delle attività culturali, prevedendo forme di rendicontazione certe e tutelando la qualità, ma soprattutto introducendo finalmente una clausola sociale».
In altri termini il rispetto delle norme contrattuali e previdenziali, «perché anche chi lavora nella cultura e nello spettacolo ha il diritto di vedere rispettati i propri diritti».
La Cgil ha in mente una proposta di legge «ampiamente partecipata dalle associazioni e dai lavoratori del settore», cercando di raggiungere l'obiettivo di «una vera crescita qualitativa dell'offerta, perché», ha ricordato Conti, «a Roma, in Piemonte, in altre realtà si è compreso che la cultura non è una voce di spesa ma un investimento capace di produrre buona occupazione e reddito».
E per sottolineare, ha ribadito Ronca, «che fra i diritti dei lavoratori non c'è solo il salario, ma anche la cultura».